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mercoledì 21 settembre 2011

Storia di un Tagliabambù

Oggi ho visto una cosa meravigliosa.

Anche questo anno i contadini del comune di Inakadate in Aomori hanno fatto il campo di riso come un quadro.
Il tema di questo anno è Taketori Monogatari,
un racconto popolare giapponese risalente al X secolo. Significa Storia di un Tagliabambù.

Cercando Inakadate su Google escono tantissime foto di questi quadri, tutti meravigliosi, tutte persone sorridenti anche sotto la pioggia.
Quest'anno, il 29 Maggio è stato il giorno della semina.




Il 9 Giugno solo un alone, quasi un riflesso degli alberi intorno..




Ma poi, il 23 Giugno..




E il 14 Luglio




Ed il 18 Agosto..




E via così, fino ad oggi, anzi, al 15 Settembre.




(se volete vedere altre foto son qui)

Il comune ha iniziato dagli anni novanta per chiamare i turisti al loro piccolo paese.
Nei primi anni usavano solo tre tipi di riso, di cui uno è quello moderno, due sono quelli antichi, per fare diversi colori in campo.
Questo anno sono stati seminati sette tipi di semi. Di cui sei tipi sono stati modificati da quel riso antico. Ultimamente si vede finalmente il colore rosso, portato dal centro laboratorio agrario della prefettura di Aomori.

E' stata fatta appositamente l'immagine perché si veda meglio dal palazzo comunale di Inakadate.
Accetta i visitatori fino al primo ottobre.
Si può partecipare al lavoro del raccolto del riso. L'evento sarà il 2 ottobre. E' gratis, vengono offerti onigiri e tonjiru (zuppa con suino e miso).

Il sito del comune di Inakadate


Leggere questo articolo mi ha fatto andare in estasi, un quadro di riso, il cielo nuvoloso, il Giappone. Sono rimasta a bocca aperta per buoni 30 secondi, poi ho deciso di attingere questa informazione. Grazie a Questo Piccolo Grande Banzai per avermi fatto conoscere questa meraviglia.

sabato 27 agosto 2011

Se disegni ti spezzo le mani

Questo articolo lo tengo per me e me lo scrivo sul mio blog. Io sono molto sensibile a tutto quello che riguarda le mani, ne parlavo proprio ieri sera col mio fidanzatello. Matite infilate nel dorso della mano, un proiettile che l'attraversa, mani spezzate, tutte queste cose mi fanno salire i brividi dall'alluce fin sulla testa e a volte mi danno anche le vertigini. Perchè io le cose le vedo, le registro e poi me le immagino belle belle sul mio corpo. E che ti leggo stamattina sul corriere? Siria, mani spezzate al vignettista Ali Ferzat.
Lui è un vignettista siriano apertamente schierato contro il regime e come monito per non farlo mai più disegnare, gli agenti dei servizi di sicurezza di Damasco gli hanno dolcemente spezzato le mani. Facile, no?
Questo il suo sito: www.ali-ferzat.com, c'è scritto che è stato oscurato, ma ora a quanto pare si vede.

Questa immagine, però, non è una caricatura.

martedì 23 agosto 2011

Matrimonio Zombie

Certe volte penso: perchè non c'ho pensato prima?
Ma cavolo, con un album fotografico così viene voglia di sposarmi anche a me. Ma sai a 70 anni a far vedere ai nipotini il tuo matrimonio zombie. Nonna, nonno, e quell'idiota di tuo zio vestito da non-morto. Magari gli zombie ci saranno veramente e allora si che pioveranno i diritti d'autore, tutti con questi cavolo di matrimoni zombie! Oppure un matrimonio alieno, con il prete o chi per lui che recita vestito di verde da una navicella spaziale e poi sai la benedizione? Con il raggio di luce spaziale. E l'ascesa.. Sto pensando ai matrimoni, si, ma solo se davvero fighi.
Comunque, ieri la notiziona con annesse foto era sul corrierone nazionale, oggi non la trovo più, così attingo le foto da Diè.


domenica 12 giugno 2011

Italia chiama Springfield



Astro Boy, che in realtà si chiama Atomu Boy (Atom Boy) avrà anche mille pregi, quando in Giappone vennero aperte le prime centrali nucleari divenne il manga più gettonato e lo è tuttora, ma stiamo parlando del Giappone, che nonostante la tragedia, merita tanto di cappello e rispetto a vita. Ma se facciamo un salto di 9000 chilometri ed arriviamo negli Stati Uniti, paese efficientissimo, vediamo che la realtà è un'altra e nonostante la loro efficienza, descrivono in maniera certosina l'idea (che io vedo come italiana) delle centrali nucleari. Ed io qua, a distanza di altri 7000 chilometri, le centrali nucleari non le voglio, anche perchè sennò diventiamo tutti abitanti di Springfield con pesci rossi a tre occhi e ratti fosforescenti.


Così parla Wikipedia della centrale nucleare di Springfield:

"La centrale viene gestita in maniera approssimativa, principalmente a causa della negligenza e dell'avarizia del proprietario Montgomery Burns. Il cuore dell'impianto è un reattore che funziona nonostante 342 diverse violazioni alle norme di sicurezza. In un episodio viene stimato che mettere a norma il reattore costerebbe circa 56 milioni di dollari.[5] In più occasioni vengono mostrati i problemi di sicurezza della centrale; ratti fosforescenti che corrono nei corridoi, tubi e bidoni che perdono liquido radioattivo, i rifiuti smaltiti in un parco giochi, barre di plutonio usate come fermacarte, perdite delle torri di raffreddamento tappate con gomma da masticare, scheletri nelle fondamenta e segnali di allarme ignorati dai dipendenti. Per queste ragioni la centrale ha rischiato più volte di collassare. Tra gli effetti collaterali della sua presenza in città ci sono le mutazioni di alcuni animali come un ragno gigante[6] e un pesce con tre occhi.[7]
Da considerare anche il fatto che Homer Simpson lavora come ispettore alla sicurezza nel settore 7-G, pur non avendo nessuna qualifica, provocando spesso più guai quando finge di lavorare al pannello di controllo che quando si assenta dal lavoro. Difatti nella puntata Il nemico di Homer, Lenny e Carl affermano di avere un master, mentre a Homer non è stato necessario: gli è bastato presentarsi per caso alla centrale il giorno dell'inaugurazione.
"

Non è stranamente inquietante? Montgomery Burns non vi fa pensare a centinaia di nostri imprenditori sparpagliati su tutto lo stivale, fino ad arrivare all'IMPRENDITORE SUPREMO? Non so perchè, ma a naso di puzza di irreale realtà realizzabilissima, quindi penso che non appena finirò la tazza di caffè andrò a votare.
Anche se sono fermamente convinta che la ricerca DEVE continuare. Margherita Hack docet.

martedì 31 maggio 2011

La Scozia



Due settimane fa sono stata in Scozia.
Orbene, è all'incirca un anno che ogni posto dove vado mi piace, ma mi piace talmente tanto che la sera prima di andare a dormire immagino come sarebbe la vita lì e pensando e ripensando arrivo sempre alla conclusione che varrebbe la pena andar via dall'Italia. Ora non sto qui a dirvi i motivi, anche perchè sono abbastanza scontati, ma il malessere che mi accompagna ogni volta che torno in madrepatria è sempre più pesante. Questo ultimo viaggio non ha fatto eccezione.
Sono stata a Stirling, una città piccola al centro della Scozia dove si vive bene, il giorno si lavora, la sera si esce, ci si conosce tutti, tutti fanno amicizia con tutti e tutti rispettano gli altrui spazi. Io sono stata abbastanza fortunata, ho conosciuto subito tre deliziose ragazze polacche che, sin dalla prima sera, mi hanno invitato ad andare a casa loro prima per un the, poi per una colazione, poi in vacanza per questa estate. Sono stata così abbastanza fortunata che appena posate le valigie e uscita a fare un giro, nel primo pub in cui sono entrata ho trovato un oste che m'ha offerto tanto di quel wisky che l'ultimo bicchiere l'ho dovuto rifiutare, mi ha insegnato a spillare la birra e mi ha anche regalato una sciarpa col nome del pub (che ora non ricordo). E sotto la pioggia un signore m'è andato a comprare una confezione da un chilo di porridge.
La vacanza in Scozia è stata forse la vacanza più sorprendente che abbia mai fatto. A mio avviso complice anche il fatto che non siamo andati in una città turistica, ma non mi sarei mai aspettata tanto affetto e tanta cordialità nei miei confronti, da persone totalmente sconosciute.

lunedì 30 maggio 2011

Cantine Aperte


Fa caldo, anche se intervallato da brevi e intensi acquazzoni, c'è il sole. Ed io sono contenta. Porca zozza è il primo anno che il preludio all'estate mi mette di buonumore. Ultimamente è un periodo un po' nero, non sto lavorando e ho molto tempo da dedicare a me stessa, se solo io potessi retribuirmi mensilmente starei da dio.

Ieri sono stata a Cantine Aperte, l'evento più importate d'Italia che ha come protagonista il vino.
Un pulmino di 20 persone è partito alle ore 9 dal piazzale di Carrefour diretto verso il versante pescarese, dove distese di vigneti stavano aspettando solo che noi andassimo a studiarli e annusarli. In effetti è stato proprio così perchè oltre ad aver assaggiato un numero non ben definito di vini rossi e bianchi, uno dei gentilissimi proprietari della cantina TorreRaone ci ha raccontato di semi, di innesti, dell'incrocio Manzoni e tante altre belle cose. Per poi farci sedere sulle panche sotto i tigli a mangiare pane e olio e assaggiare dieci -e dico dieci- vini diversi. Il tutto alle 10 di mattina.


Che bellezza, che goduria. C'erano fave, fragole, ciliegie, arrosticini. Un'atmosfera d'altri tempi, da matrimonio in campagna, con tanto di zio scapolone alcolizzato e casinaro. Sarei stata lì tutto il giorno, se solo non ci fossero state altre tre cantine da visitare. In ordine: TorreRaone, Contesa (dove abbiamo mangiato una pasta con fave e pancetta degna di nota), Tenuta del Priore e Zaccagnini.
Zaccagnini è stata l'ultima tappa, per fortuna. Pareva uno chalet sul mare con tanto di palco e gente che canta, ragazzi stesi sul prato e servizio di catering. Diciamo il pranzo di un matrimonio dei nostri tempi. Una bella atmosfera, mica no, solo che non era quello che mi aspettavo da una cantina vinicola.
Siamo tornati alle 20 e 30, stanchi, stanchissimi ma tutti allegri e satolli che ripetevamo "Che bella giornata!". Ci siamo bevuti un amaro con il nostro autista che, poverino, per tutto il tempo ha bevuto solo acqua e siamo andati a casa.
Ieri si, è stata proprio una bella giornata, sicuramente da ricordare e da ripetere. Ma intanto mi inizio a godere questo preludio all'estate, che non me ne voglio perdere neanche un giorno.

martedì 3 maggio 2011

Lella

Oggi ho riletto questa canzone, e l'ho cantata. Ed ho ricordato quando me la cantava mamma, nel letto, mentre mi faceva i suoi massaggi. Io mi addormentavo immaginando questa donna, col vestito rosso, che crollava a terra e veniva sepolta sotto la sabbia. E mi chiedevo perchè tanta bellezza sprecata.
Grazie Lorenzo per aver(me)la scritta.

Te la ricordi Lella quella ricca
La moje de Proietti er cravattaro
Quello che cia' er negozio su ar Tritone
Te la ricordi te l'ho fatta vede
Quattr'anni fa e nun volevi crede
Che 'nsieme a lei ce stavo proprio io
Te la ricordi poi ch'era sparita
E che la gente e che la polizia
S'era creduta ch'era annata via
Co' uno co' più sordi der marito...
E te lo vojo di' che so' stato io
E so' quattr'anni che me tengo 'sto segreto
E Te lo vojo di' ma nun lo fa sape'
Nun lo di' a nessuno tiettelo pe' te
Je piaceva anna' ar mare quann'è inverno
Fa' l'amore cor freddo che faceva
Però le carze nun se le tojeva
A la fiumara 'ndo ce sta er baretto
Tra le reti e le barche abbandonate
Cor cielo griggio a facce su da tetto
Na matina ch'era l'urtimo dell'anno
Me dice co' la faccia indifferente :
Me so stufata nun ne famo gnente
E tireme su la lampo der vestito...
E te lo vojo di' che so' stato io
E so' quattr'anni che me tengo 'sto segreto
E te lo vojo di' ma nun lo fa sape'
Nun lo di' a nessuno tiettelo pe' te
Tu nun ce crederai nun ciò più visto
l'ho presa ar collo e nun me so' fermato
che quann'è annata a tera senza fiato...
Ner cielo da 'no squarcio er sole è uscito
e io la sotterravo co' 'ste mano
attento a nun sporcamme sur vestito.
Me ne so' annato senza guarda' 'ndietro
nun ciò rimorsi e mo' ce torno pure
ma nun ce penso a chi ce sta la' sotto...
io ce ritorno solo a guarda' er mare...
E te lo vojo di' che so' stato io
E so' quattr'anni che me tengo 'sto segreto
E te lo vojo di' ma nun lo fa sape'
Nun lo di' a nessuno tiettelo pe' te.

lunedì 19 aprile 2010

Un po' di Poe



Per un pelo non l'ho dato via, Poe rimane il mio coniglio!
E' tutto grigio ed ha le zampe bianche, i classici calzettini. Indossa anche una bellissima cuffietta da coda che fa su e giù ogni volta che zumpetta. Ha gli occhi rossi e gli sbuffi di pelo sotto le orecchie. E' il mio Poe, che mi da i bacini sul naso perchè è rispettoso e si aggrappa ai pantaloni che più gli piacciono, si nasconde nelle tasche dei cappotti e mi consiglia che gonna mettere.
Non l'ho visto per una settimana. Da quando mi sono trasferita mi sono dimenticata di lui e non ho potuto curarlo, la lettiera è rimasta intonsa per una settimana con chiazze di pellet più scure e una moltitudine inquietante di palline nere. Tanta di quella cacca che davvero sguazzava nella merda, molto più di me. Così io e mamma a malincuore abbiamo deciso di darlo via, abbiamo trovato una famigliola di madre e due figli (hanno perso il padre da poco) disposti a prendersene cura, anzi, felici di prendersene cura.
Sabato mattina ero in macchina, sul sedile posteriore diretta al ristorante giapponese di Pescara quando mi arriva una chiamata: Mammina.
-Sara vieni a salutare Poe che domani mattina vengono a portarlo via-
Ho riappeso, ho pianto.
In silenzio per non farmi sentire, solo i singhiozzi che non riuscivo a trattenere, il mio Poe, che merda di padroncina che sono stata. Egoista, salvato da quell'aanimale venditore di animali, mi sono fatta amare e slinguazzare, ed ora che non ho più tempo da dedicargli, via. Non mi serve più. Che merda.
Sabato sera con una tosse roboante sono andata a casa, quella mia e l'ho salutato, mi sono sdraiata sul tappeto ed ho dormito con lui. Il suo muso sotto il mio collo, mi leccava e io mi assopivo. Dieci minuti dieci, fino a quando mio padre ha bussato alla porta.
-Scusa, ti ho svegliato-
-No, entra-
-Poe non lo diamo più, me ne occupo io-

Oggi papà è tornato con un bustone pieno di paglia e di crocchette, e poi una busta bianca di carta assorbente. Ne è entusiasta, lo va a trovare ogni volta che può e lo guarda mangiare, proprio come faceva con me e mio fratello. Lo accarezza e lo chiama Conni, da Coniglio. Tra le altre cose, ora quando io lo chiamo Poe non risponde più. Ma l'importante è che se ne occuperà papà. Non ha più figli in casa, mio fratello vive a Bologna e io vivo in città. Ora ha la creaturina sua, e io potrò continuare a farmi slinguazzare!

venerdì 26 febbraio 2010

Si puòòòòòò faaaaaaaaaaaaaaaareee di più!

Il circolo vizioso è un circolo vizioso, non ci stanno cazzi. E quando ci entro dentro non ci stanno cazzi uguale. Un pensiero distruttivo ne tira due, tre, poi quattro, poi cinque e via, mi rintano nel letto con la paura di cacciare il naso. Come se una lama potesse precipitare dal soffitto e tagliarmi via la punta. Come le cose si mettono poco meglio, arrivano sorrisi e rassicurazioni, caccio prima il naso, poi gli occhi, poi la bocca e il mento. Un piede, una mano e poi esco tutta, lascio le coperte ammucchiate sul letto e mi libero della zavorra depressiva. E' così che faccio ogni volta ed è sempre con la coda tra le gambe che mi rituffo nel rifugio caldo e mmorbido.
Ad oggi, questo momento pare passato.
Ieri pomeriggio avevo una cosa IMPORTANTISSIMA da fare, che mi metteva soggezione e mi insinuava una piccola dose di aspettativa.
Sono andata al primo dibattito, come giornalista.
Non sono proprio una giornalista, un quotidiano online de L'Aquila mi ha adottata e mi vuole allevare. E io mi faccio crescere il più floridamente possibile, scorazzando a destra e a manca con la macchina e andando alle conferenze e ai dibattiti che, per quanto pallosi, mi piacciono tanto.
Mi son messa la gonnellina, gli stivaletti e una maglia col collo a barchetta e mi sono buttata, alle 15 fuori l'auditorium. In macchina insieme a Rob Zombie mi sentivo grande, enorme, con la mia penna gigantesca che avrebbe scritto per filo e per segno tutto quello che avrebbero detto e la mano bionica sempre viva e attiva. Ma invece: sulla poltroncina ero piccola piccola, più piccola del mio metro e mezzo, disperata che non trovavo la cartella stampa nè il programma e bestemmiavo per la mano dolorante. Ero accanto a un giornalista de La Repubblica, il che mi permetteva di darmi un certo tono e spararmi quelle due o tre pose che altrimenti avrei evitato. Tre ore e mezza di dibattito, molto interessante ma anche molto, molto lungo. E' finito alle 18 e 30 ed io sono stata fino alle 20 e 30 a scriveere, prima a mano poi al pc. Alla fine, quando ho inviato l'email con l'articolo e ho spento il pc, mi sono andata a ubriacare.
Ed ero tanto, tanto fiera di me.

mercoledì 28 ottobre 2009

Lucca Comics, Return



Questo fine settimana sarò a Lucca, parto Venerdì mattina presto, che se non è presto caccio la mazza da baseball dal portabagagli e mi diverto col resto della marmaglia, se tutto va bene dopo pranzo dovrei essere attiva gironzolando tra gli stand. Per la prima volta vado con TANTA gente, il che mi piace tantissimo.
Avrò meno tempo per spulciarmi i fumetti, non potrò rimanere imbambolata a riposare il cervello fissando il vuoto, non potrò fare la stacanovata tipica di Lucca Comics. Che anche questo mi piace tantissimo.
Mangerò meglio del solito, evitando panini e tranci di pizza, avrò più tempo per rilassarmi, visto che eccetto me, il resto del gruppo non ha voglia di correre per prendere il primo treno della giornata nè di svenire spasimando tra i cosplayers per starmi dietro. Penso che a questa Lucca sarò un po' più grande, più lenta e meticolosa. Il che mi piace tantissimo.
Vedrò la fiera da un punto di vista diverso, ridendo e scherzando, senza la bombola ad ossigeno.
Intanto carico nella sacca le calze da apetta!

P.S. Lù, è la prima vacanza che facciamo insieme!

venerdì 23 ottobre 2009

Nudo&Crudo

Ieri sono stata radio, o meglio, al telefono con la radio. La trasmissione di chiama Nudo&Crudo e viene trasmessa su Radio1 Rai alle 13 e 30.

Ieri mattina sono partita presto perchè avevo un appuntamento improrogabile con una ditta di pompe e a ora di pranzo ero lì, nel panico perchè non sapevo come farmi contattare. I cellulari non prendevano, neanche fosse stato un bunker. Ma non sapevo che la radio tutto può, così ho chiesto al capo se poteva darmi il suo numero diretto della sala convegni, ho chiamato l'autrice del programma e le ho detto di chiamarmi a quel fisso.

Mi sono rinchiusa lì a fare una chiacchierata con l'etere, mentre gli amici scrivevano cartelli e li passavano sulle porte a vetri per farmi lanciare al mondo anche il loro messaggio. Non ci sono riusciti. Mi sono appolaiata sulla poltrona, gambe incrociate e cornetta in mano come fosse una borsa dell'acqua calda. Accanto a me c'era il capo che doveva lavorare, con un sorrisetto furbo è rimasto per tutto il tempo, anche se a un certo punto ho pensato che fosse talmente immerso nello schermo del pc, da stare per entrarvi davvero. E' stata un'esperienza molto bella, mi sono divertita. Non so parlare veloce, solo se tratto cose che so benissimo o che ho preparato precedentemente. Le domande che mi avrebbe fatto Giulia Fossà ovviamente non le sapevo, e la mia voce in diretta era tutto purchè veloce e sincopata. A una domanda, però, non riesco a dare una risposta: ma le speaker radiofoniche, parlano così anche nella vita reale? Io tenderei a dire di si, perchè..

Comunque, ecco il podcast della puntata.

mercoledì 21 ottobre 2009

La Malattia

Sono stata in giro per la città, da sola, tra i vicoli della periferia, dove tutto è distrutto ma nessuno ha messo le transenne. Sono le strade che attraversavo quotidianamente, fino a sei mesi fa. Attraverso le quali andavo all'ufficio di mio padre, al mercato all'aperto o al negozietto dell'usato. Sono strade strette e ripide, ma delle ottime scorciatoie per i frettolosi. Io me le son sempre fatte a piedi così da sentire i rumori, gli odori, osservare i colori, perchè che motivo c'è di fare una stradina bella se non c'è nessuno che la veda? Io ero nessuno, anche l'altro giorno sono stata nessuno. O forse l'unica. A sentire il silenzio dell'abbandono, a sentire le finestre libere di sbattere e cigolare al vento, a osservare i panni rimasti stesi ad asciugare sei mesi e mezzo fa, sbiaditi dal sole e ammuffiti dalla pioggia, che nessuno ha avuto la cura di ritirare, a vedere le case sane, in piedi, in tutto il loro splendore, completamente abbandonate, che hanno perso il loro motivo di vivere. Che darei per occuparne una, tutta mia, in mezzo al nulla, dove neanche gli uccelli vanno più a posarsi, come se una mano invisibile li scacciasse via. E mentre gironzolavo tra queste strade, da sola, col pensiero ben piantato nel qui e nell'adesso, non potevo non immaginare la puzza dello scarico che mi tediava tanto e che adesso mi manca. I cespugli sono diventati altissimi, le erbacce incolte. Ci sono anche due orti lasciati a morire con la gramigna che non guarda in faccia a nessuno.
Lo spirito della mia città è come se non esistesse più, morto tra le macerie e dimenticato da tutti. Ora c'è uno spirito nuovo, bambino, che ancora non si conosce e non conosciamo che attira la gente, che gli fa pucci pucci.

mercoledì 7 ottobre 2009

La Storia

Ecco il link della puntata!

Negli studi Dear



Ieri sono stata in tivvù. E' stata la prima volta in vita mia ed ero un po' tesa. Pensavo fosse molto peggio, che in studio facesse più caldo e che l'atmosfera fosse più formale, credevo che avrei sudato da bagnare la poltrona o che mi sarei imbambolata a fissare un punto sullo schermo per poi svenire boccheggiante come una balena al bagnasciuga. E invece no. Non è andata alla grandissima ma diciamo discretamente bene. Il cuore batteva poco e la posa a gambe accavallate mi dava una certa disinvoltura. Se non fosse stato per il labbro inferiore che pendeva sarei stata quasi perfetta.
Sono arrivata ai centri DEAR con un'ora di anticipo, siamo partiti tre ore e mezzo prima, giusto perchè mio padre non era in ansia, per ammazzare il tempo abbiamo fatto le incursioni negli studio mentre degli uomini ci guardavo incuriositi con un punto interrogativo sulla testa. Lo studio di Domenica In è un buco e dalla porticina blindata si vedeva il pubblico di Cominciavo Bene. Ho anche incontrato la Pezzopane, presidente dalle provincia de L'Aquila.
Un amico mi ha mandato un sms sul cellulare che si è rivelato provvidenziale: non pensare a quello che devi fare fino a quando non lo stai facendo. Vero, verissimo, quindi ho spento il cervello e si sono accesi i riflettori. Venti minuti sono volati. Non vedevo l'ora che passasse la mattinata di ieri, era quello l'osso duro per me, l'uscita del libro perdeva di importanza difronte alla tivvù. E invece la tivvù è passata e oggi esce il libbbro. Tre, due, uno.
Oggi vado a fare un giretto per le librerie superstiti, sperando sia già uscito.

lunedì 5 ottobre 2009

Rivoglio il mio cucuzzolo!!


E' cosa risaputa, non mi so vendere. Mi vergogno, divento rossa, inizio a sudare a freddo e a parlare come Super Vicky. Non ci so fare, mi rilasso solo se davanti a me ho uno bravo che mi fa sentire a mio agio. Come agli esami, con la differenza che stavolta non ho la domandina a piacere.

Domani sarò in tivvù, alla trasmissione di Augias Le Storie - Diario d'Italia, su Rai 3 alle 12 e 45. Che lo dico a fare, sono un po' tesa. E' la prima volta che mi capita un'esperienza del genere, sto nervosa e suscettibile, mangio cioccolato e ho bisogno di coccole. Il coniglio mi fa la cacca vicino alle pantofole e anche lui si sente trascurato. E' uscito un trafiletto anche su Il Venerdì di Repubblica che pubblicizza questa puntata, sarà una delle prime della stagione e con me ci sarà l'architetto Giovanni Pietro Nimis, che si è accupato della ricostruzione nei luoghi colpiti da terremoti.
-Ma io volevo campà tranquilla- ho detto alla mia dottoressa mentre le raccontavo la telefonata del contatto stampa, e lei mi hai risposto: -E ci vivrai-, ridendo. Quella risatina mi ha consolato poco. Chissà come andrà, dietro le quinte ci saranno mio padre e Michele, e anche loro sono uno più emozionato dell'altro. Papà mi cerca tutti i giorni su Google e mi telefona dicendo -E' uscita ufficialmente la copertina!! L'ho vista sul sito bla bla bla-, Michele mi guarda e ride, e sospire mentre mi aiuta a cercare la maglietta da mettere domani. Mi da consigli e mi massaggia la nuca. Ah..

Se domani a ora di pranzo qualcuno si dovesse imbattere in me, pretendo pareri e giudizi. Anche spietati, ho le spalle larghe!

P.s. Il libro esce mercoledì!

giovedì 1 ottobre 2009

Somewhere Over The Rainbow



Martedì sera c'è stato Stefano Benni, per una rappresentazione di Empatia, una specie di associazione non ben identificata, volta a stimolare lo spirito assopito dei miei cittadini. In un angolo di un campo di Onna, tra la sterpaglia appena rasa e i fili spinati dei recinti degli animali. C'erano cinque gazebo, due che esponevano fotografie, uno con il palco, le sedie e un tavolo, dove sotto c'era seduto Stefano Benni con le braccia incrociate sul petto e i capelli bianchi irradiati nella luce. Il gazebo con tre lampadine gialle con sotto una porchetta snella e lunga, salami appesi su tutto il perimetro, caciotte, pecorini e prosciutti, e uno stand che vendeva bevande, soprattutto vino a birra. Siamo arrivati alle 19, giusto in tempo per vedere un chitarrista con una chitarra in grembo che strimpellava e cantava, e due persone, un uomo e una donna, seduti intorno a un tavolo. Quando il chitarrista s'è fermato, loro due hanno iniziato a recitare dei brevi skatch, lapidari e simpaticissimi, amari e ironici sulla società moderna, ovviamente scritti da Benni e talmente realistici che sembrava di stare in un film di Boldi e De Sica. La luce era fioca, l'aria tiepida, io avevo i capelli sporchi accroccati dietro la nuca, un paio di jeans e una felpa. Ogni tanto arrivava una zaffata di erba e salame, e su tutto le risate mie e del pubblico, e gli applausi. Era un'atmosfera informale, gioiosa e genuina dove tutti ci conoscevamo, dove lo schieramento era palesemente di sinistra e tutti indossavano kefie e cardigan di lana. E' stata una serata bella, spero irripetibile, perchè il magone che aleggiava su tutto e su tutti era tangibile, il sorriso spento e l'amaro alla bocca dello stomaco. Alla fine ha parlato Benni, c'ha raccontato dell'Africa, dei burattini e dei ghieò, i cantastorie. Hanno portato in Ruanda dei burattini e hanno giocato coi bambini, recitato, favoleggiato. E alla fine del viaggio erano tutti felici e stupiti di come i bambini avessero compreso sin da subito il ruolo delle marionette. La firma del libro Terra! e siamo andati a fare la fila allo stand delle leccornie pesanti.
Ci siamo mangiati un panino alla porchetta e abbiamo comprato una bottiglia di vino rosso, ci siamo seduti sul prato deserto. Con le gambe incrociate e gli spini sotto il sedere, al buio e con il freddo, abbiamo parlato. Del malessere che ci circonda, dell'insoddisfazione.

domenica 27 settembre 2009

Up above the world you fly Like a tea-tray in the sky

Se nessuno mi sentisse, urlerei come neanche Tarzan avvinghiato alla liana. Il 7 Ottobre esce il mio libro, Venerdì sono stata a fare un numero infinito di foto per Donna Moderna e il 6 Ottobre sarò in televisione. Eppure, cazzo, sto male! La mia vita privata va bene, benissimo, alla grande, ma io continuo a stare male. Un'insoddisfazione generale data dal troppo, si dice che il troppo stroppia, è vero. Dovrei essere al settimo cielo e dedicarmi tutta a me stessa, eppure sono frustrata e mi attacco alle stronzate o alle persone, perche mi serve sempre qualcosa da criticare.
Venerdì ho conosciuto un fotografo veramente tosto, Dario Orlandi, che mi ha fatto capire che gli sciacalli son sciacalli con la consapevolezza di esserlo, e che se fossero al nostro posto probabilmente la penserebbero come noi su di loro. Aveva la febbre e nonostante tutto mi ha raccontato tante cose su di sè e su di me, abbiamo mangiato un'insalata, la pasta e gli arrosticini, respirato polvere e violato la zona rossa, parlato di cacca, dei sebach e delle fidanzate, è venuto a casa a prendersi il caffè e un'aspirina, e alle 15 e 30 è ripartito per Firenze. Mi son divertita. E son cresciuta, di 2 cm di consapevolezza, ma mi son bastati a rendere la giornata propizia. Mi ha consigliato di iniziare a scrivere tante cose, di leggere Cecità. Lo farò. Intanto mi chiedo che ne sarà di me. Monotono eh? Ma è l'unica costate di questi giorni.

P.S. L'altro blog non ha più ragion d'essere, si torna qua in pianta stabile.

martedì 8 settembre 2009

To Live in the Borderlands Means You


Nella terra di confine
tu sei il campo di battaglia
dove i nemici sono parenti;
tu sei uno straniero a casa,
le lotte di confine sono state risolte
le scariche di fucile hanno frantumato la tregua
sei ferito, perso nell'azione
morto lottando.
Vivere nella terra di confine significa
la mola con denti bianci e affilati vuole fare a brandelli
la tua pelle rosso-verde oliva, frantumare il nocciolo, il tuo cuore
ti picchia, ti stringe, ti rotola fuori
mentre tu odori come pane bianco, ma sei morto;
Per sopravvivere alla terra di confine
devi vivere sin fronteras
essere un crocevia.

lunedì 29 giugno 2009

Storybook

Ho appena scaricato questo programma. E' leggero e dinamico quanto basta, aiuta a tenere sott'occhio tutti i personaggi per evitare dimenticanze o incongrenze. Permette di creare dei quadri sulla disposizione dei capitoli e di "montarli" e disporli velocemente. Si possono organizzare trame e sottotrame, focalizzare l'attenzione solo sui luoghi o sui dialoghi e tante altre cose. Che adesso non so dirvi 'che gli ho dato solo uno sguardo veloce. Penso sia un buon prodotto, open source e supportato anche in italiano. Non so se lo userò, ma a qualcuno può sicuramente servire.
Eccolo!

sabato 27 giugno 2009

E' un buco. La casa della ruga reloaded. Però poi esco e c'è una chiesetta bianca, con una porta di legno sberciata ed una campana tanto piccola che è come la mia testa. C'è il fiume, che scendo due gradini e mi posso bagnare i piedi, un salice piangente ed un praticello un po' fangoso, che è fresco e bagna il sedere. C'è un piazzale di cemento, con tanti vasi di fuori e le sedie. Di spago intrecciato, arruginite e scolorite. E poi ci sono i gatti, che miagolano dalla finestra della casa della stazione e guardano verso di me. Che pulisco e fumo.