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sabato 30 luglio 2011

Viola Addobbo Funebre: Agota Kristof è morta.



Mercoledì scorso è morta Agota Kristof. Me ne sono accorta per caso (mi verrebbe da dire per sbaglio perchè forse non l'avrei voluto sapere), navigavo tra i siti di cataloghi cercando news appetibili da scrivere e come un macigno il titolo dell'articolo davanti ai miei occhi: Agota Kristof è morta.

Anni fa, ogni tot di tempo la mia editor mi dava dei titoli da leggere o mi ordinava di comprarli. Ed io lo facevo perchè ogni singolo libro m'è sempre piaciuto tantissimo, mi fidavo, insomma. E una sera mi telefonò tuonando Sara, devi leggere Trilogia della Città di K., ed io le risposi Si!
E l'ho fatto, cavolo!
Trilogia della Città di K., il mio libro preferito in assoluto. Il libro più bello che io abbia mai letto, il libro più bello che io abbia mai assaporato. In realtà non è un romanzo che si assapora, o meglio, si assapora perchè è un libro salato, o aspro se si vuole. Sembra carne molto molto cruda dalla quale esce ancora il sangue, carne di una carcassa morta, ecco. Oppure una tequila sale e limone che devi buttarla giù perchè il sapore è meglio non sentirlo e poi graffia la gola. Affascina come l'assassinio di Caino e Abele. Trilogia della Città di K. è il mio libro, forse l'unico che avrei davvero voluto scrivere. A parte un altro milione che sarei stata io a volerli scrivere solo perchè il romanzo è fico.

Agota Kristof è morta a 76 anni, anzi, 75 perchè il compleanno l'avrebbe festeggiato ad Ottobre, e la cosa mi dispiace da morire. Aspetto di leggere i suoi ultimi racconti, e poi basta. Capitolo chiuso.
Ma un'ultima cosa che ha la sua fottutissima importanza, quanto mi faceva incazzare quando nelle librerie mi chiedevano chi?? Agatha Christie?? Niente, non riuscivo a rimanere impassibile. Uscivo dalla libreria senza neanche rispondere. Sarebbe stato meno stupido chiedermi come si scrive il nome.
E poi davvero l'ultima, se qualcuno sapesse di cosa è morta me lo potrebbe dire, perchè ahimè, temo abbia sofferto davvero tanto. Non lo so, è una sensazione a pelle.

mercoledì 23 marzo 2011

Il Riccio e la sua Eleganza



Il ritiro casalingo a volte porta i suoi frutti. Ieri finalmente ho visto il film francese Il Riccio.
Circa due anni fa mi sono approcciata al libro, prima pagina, seconda pagina, al primo capitolo avevo i capelli dritti. Mica per niente, scrive molto bene ed è pure coinvolgente, ma mi sembrava un'opera così presuntuosa, ma così presuntuosa che l'ho chiuso e seppellito sotto una valanga di ma chi ti credi di essere, e tu come ti permetti, la boccia del pesce rosso, fanculo! e roba del genere. Un anno fa, invece, complice anche la mia evoluzione/involuzione degli ultimi tempi, l'ho ripresto. E' rimasto sempre un libro ben scritto, sempre molto presuntuoso, ma è magicamente diventato BELLISSIMO. L'ho letto in tre sere, tre sere in cui non vedevo l'ora di infilarmi a letto a leggere, l'ho portato in borsa, perchè dovevo sentirlo vicino a me, era come se fosse diventato un'appendice mobile non ancora infiammata. Ebbene, quando ho finito di leggerlo ho pianto, ma pianto tanto, e pensavo vuoi vedere che questa sarà la mia fine?? Pensavo.. Diciamo che lo penso ancora, ma questo è un altro sproloquio.
Quando ho saputo dell'uscita del film sono stata avvolta da un senso di inadeguatezza. Non sapevo come affrontare la cosa, non sapevo come rapportarmi a tale notizi(on)a. Se sentirmi oltraggiata o delusa o entusiasta. Fatto sta che ho sbirciato qualche foto e sembrava tutto abbastanza calzante con le mie immagini mentali, quindi ho deciso che prima o poi l'avrei visto. Qualche mese fa ho comprato il DVD per riporlo accuratamente sulla libreria a prendere polvere e ingiurie. Ieri, però, sola soletta, in preda all'ansia, ho ricordato con pathos le belle emozioni che quel libro mi trasmetteva e ho deciso che mi avrebbe calmato appena un po'. Ebbene, l'ho visto! Ed ora mi trovo difronte a un bivio. Mi piace vs non mi piace. Penso che mi piaccia, i novanta minuti scorrono che è un piacere, ma mancano troppe, troppissime cose che stanno sul libro! Questo è un bene perchè se fossero state riprodotte male avrei quantomeno ribaltato la casa -il che non mi conviene-, ma le cene a base di sashimi e ramen, le usanze giapponesi, tutto quel profumo di Giappone che trasuda dalle pagine dove sta? Cavolo! Non basta una casa giapponese e un tizio gentile con gli occhi a mandorla per invadere i sensi di thingness giapponese. E poi l'arte, la letteratura e l'amore per il cinema?


Va bene, non volevo spoilerare e spero di non averlo fatto, ma consiglio a tutti quelli che hanno letto il libro di vedere il film, voglio saperi tanti altri pareri.

Questo è il sito del film, che io poi mi chiedo ma a che diavolo serve!!

P.S. di solito non amo usare termini inglesi perchè mi piace inventarne di italiani, ma cosalità mi stonava proprio.

giovedì 16 ottobre 2008

Blanda analisi de Il Castello dei Destini Incrociati

Calvino prende i tarocchi e li dispone su un tavolo.
Poi li sovrappone l'uno all'altro, li mischia e li scambia.

I tarocchi hanno due significati.
Il primo è quello visibile agli occhi di chiunque. Il disegno. Il significante.
Il secondo è quello latente. Ciò che quell'immagine rappresenta in un linguaggio altro. Il significato.
Ne Il Castello dei Destini Incrociati, Calvino procede per immagini. Sovrapponendole l'una all'altra, ed accostandole. Ma senza mai scostarsi dal significante. L'unico fruibile a tutti. Soprattutto a uomini che son tutto tranne che cartomanti.
I suoi personaggi sono muti e l'unico mezzo che hanno per esprimersi sono proprio i tarocchi. E si servono di quelle figure per raccontare la loro storia. Calvino si declassa a mero traduttore di un ente superiore che predispone le sequenze da narrare. Il fato.

L'idea di narrare per tarocchi è originale, ma il risultato che ne esce, a mio avviso, è troppo macchinoso.
Le sette storie de Il Castello sono mal comprensibili, spesso interrotte dal narratore che introduce nuove carte e ne spiega la fisionomia.
Le storie de La Taverna dei Destini Incrociati, invece, sono molto più lineari. Leggermente arzigogolate ma molto più semplici e di impatto immediato.

Mi sento molto vicina a questa forma di narrazione, perchè se pur acerba, la mia mente procede per immagini. Le vede, le analizza e poi le racconta. E' come se qualcuno mi inculcasse un'idea, e da quell'idea ne venisse fuori una storia. In un processo a me del tutto estraneo.

lunedì 29 settembre 2008

Il Reverendo ti sfida



E' una copertina.
Realizzata da Grafica Effe.
Non è niente di speciale, anzi. Se i colori fossero stati più brillanti, avrebbero reso meglio.
Se il reverendo Jebidiah Mercer fosse stato più reverendo, senza gilettino e senza jeans, avrebbe reso ancora di più!
Ma la copertina che è stata fatta per La Morte ci Sfida, di big Joe (R. Lansdale), è una gran ficata.

Te la trovi sbattuta in faccia nella libreria di fiducia. Neanche fossi ad Amsterdam.
La vedi, la osservi, e pensi che appartiene ad un libro che nella tua libreria non c'è.
Pensi che devi resistere. Pensi che il portafoglio piange, e piangeresti anche tu, se dovessi compiere l'ennesima spesa.
Fosse solo di 9, 90€.
Prendi coraggio ed esci. Sbattendo la porta in faccia a Mr. Libraio.

E' Domenica pomeriggio.
Una Domenica pomeriggio di merda. Il mercatino fa schifo, le strade son deserte e tira un vento freddo del cazzo.
Non sai che fare. E decidi di prenderti una tisana al caffè letterario. Entri, saluti Mr. Librario, e davanti a te c'è sempre lui.
Il reverendo.
Fra prende in mano Il Sergente nella neve. Si gira verso di te e dice: -Questo libro prima o poi lo comprerò-
Non è triste, nè abbattutto. Ma comprendi ugualmente la frustrazione di non poter comprare un libro desiderato.
E ti decidi.
Afferri Il Sergente nella neve, afferri La Morte ci sfida, cacci la carta di credito e paghi.
Mr. Librario sorride. Anche per lui era una Domenica di merda.
Ti porge la busta e ti ringrazia.
E tra i fogli di plastica di una busta color kaki, c'è lui, il reverendo.
E davanti a te c'è Fra. Con gli occhi rossi dal freddo e felici. Come un bambino di 10 anni.

venerdì 19 settembre 2008

Soldi Sporchi, di Sam Raimi e Sly, di Banana Yoshimoto

Da ieri ho deciso: ogni film che vedo ed ogni libro che leggo, dovrà insegnarmi qualcosa. Non sarà più un processo incosciente di una bimbina curiosa di sapere. No. Dovrò studiare a fondo i processi creativi e narrativi e riproporli su me stessa.
Così da poter controllare le mie scelte narrativa, progettare le strutture ed alla lunga prevedere le difficoltà.

Soldi Sporchi.
Regia di Sam Raimi, con Bill Paxton, Bridget Fonda, Billy Bob Thornton. In un film del 1998.



Tre amici trovano una valigia piena di dollari in un aereo precipitato. Decidono di dividerseli ma i contrasti emergono rapidamente. Per di più i soldi sono il riscatto pagato per un rapimento e c'è chi pretende di averne più diritto.

Un film lineare. Sceneggiatura serrata, semplice e concisa. C'è un preciso rapporto causa/effetto. Succede qualcosa che implica qualcosa, sempre più coinvolgente, sempre più ricco di pathos e di suspance.
Che poi diciamolo. La prima fine si sa, non ci stanno cazzi. La seconda fine no. Almeno io, nella mia ignoranza, non avrei mai osato immaginarla. Ma anche la seconda fine sarebbe potuta essere prevedibile. Perchè è anch'essa una diretta conseguenza di eventi e parole precedenti.

Sly,
di Banana Yoshimoto.



Tokyo, oggi. Kiyose, la giovane donna che racconta la storia in prima persona, viene a sapere che Takashi, un suo caro amico bisessuale con il quale aveva avuto una relazione, è sieropositivo. La notizia sconvolge il piccolo cerchio di amici di cui fanno parte anche Mimi, l'attuale compagna di Takashi, e Hideo, un giovane gay che a sua volta ne era stato l'amante. Hideo e Kiyose si convincono a fare il test, il cui esito si saprà non prima di due settimane. Per sfuggire all'intollerabile attesa, gli amici decidono di realizzare un vecchio sogno: visitare insieme l'Egitto. Il viaggio, intenso e a tratti rarefatto, prevede come ultima tappa Roma, che riserva loro l'incanto degli attimi che si sanno irripetibili.

Ho scoperto questa scrittrice per caso.
Ne ho sentito parlare tantissimo, soprattutto di Kitchen. Ma io sono idiota, e gli autori troppo lodati e troppo sbrodati li snobbo. Cosa che avrei dovuto fare anche con l'eleganza del riccio, ma che non ho fatto.
Banana Yoshimoto mi piace.
Seppur la sua narrazione calma arriva a dei picchi snervanti.
Lei parla, parla, parla. Di case, di templi, di paesaggi, del cielo.
Un viaggio inizia, dura e finisce. E finisce anche il libro. Una linearità che non ha niente di entusiasmante.
Se non la crescita individuale dei tre personaggi.
Che forgiano la loro personalità, una e trina, soprattutto in relazione alle persone che stanno loro attorno. Nello specifico una donna, giapponese anch'essa.
E proprio grazie agli eventi esterni e contingenti scopriamo molte cose che altrimenti non avremo mai saputo.

Ed ora, qualcosa di completamente diverso (cit.).
Nella mia libreria, sotto la scrivania, sopra le mensole e dentro le scatole colorate, ci sono 260 libri.
Mentre dormivo, il mio cervello mi ha proposto una pazzia.
E se li disponessi in ordine alfabetico?
Ne infilo il più possibile nella libreria ufficiale. Poi passo per le mensole e per le scatole. Ed infine, sotto il letto ci metto quelli ancora non letti.
Urgesi consiglio! Soprattutto da te, Lù! Che so già che mi dirai.

martedì 29 luglio 2008

La Breve Felice Vita di Francis Macomber, di Ernest Hemingway



Solo il titolo è uno spoiler.
Un individuo di sesso maschile diventa veramente uomo quando caccia le palle. E non è un modo di dire.
Quando ha il coraggio, quello vero. Quello che, se manca, fa fuggire a gambe levate davanti a un leone.
Ma che, se c'è, fa affrontare a testa alta un bufalo.
Anche se incarognito, con le froge aperte, carica contro.

Un individuo di sesso maschile non è un uomo se ha tanti soldi, una moglie un po' puttana e la fifa.
Se non ha il coraggio di lasciare la sua donna pur sapendo che sta con lui solo per i soldi. Che si sono spenti insieme, per via dell'abitudine. Che lo tradisce sotto il naso, a distanza di una tenda.

E quando un individuo di sesso maschile diventa davvero un uomo, uno di quelli con le palle coraggiose, ecco che muore.
Da una macchina. Un colpo secco. Mentre sta affrontando un bufalo con le froge aperte che gli carica contro.
Perchè sono le palle che spingono un uomo a lasciare la moglie un po' puttana.
Perchè quando un individuo di sesso maschile diventa un ometto, ha anche il coraggio.
Coraggio di osare, ed orgoglio. Orgoglio per farsi rispettare.

Morale della favola: donne sempre un po' puttane e mariti vigliacchi. Che diventano uomini un tantino troppo tardi.

lunedì 28 luglio 2008

Ieri, di Agota Kristof



Uno spillo entra fulmineo sotto pelle.
Fa un male cane ed esce.
Una goccia di sangue e basta.

sabato 12 luglio 2008

Dei Bambini non si sa Niente, di Simona Vinci


Prendete I Santi Innocenti, di Claudio Camarca, e Frisk, di Denis Cooper. Fondeteli.
Ne uscirà Dei Bambini non si sa Niente, di Simona Vinci.

Questa scrittrice esordisce con questo libro nel 1997.
Lo manda a Lucarelli e glielo pubblicano.
E' un romanzo di bambini, di esplorazione, di riviste pornografiche e di racchette.
E' un romanzo tosto, veramente.
Trova le fondamenta sull'ingenuità che spinge un pedofilo ad essere pedofilo, e sul sesso. Un sesso tra bambini, in età puberale.
Un sesso che sa di sudore, di terra e di melone bianco.

So che questo libro ha scandalizzato molto. La Vinci, addirittura, è stata etichettata come malata.
In tutti i suoi libri che ho letto, il sesso dei bambini è sempre presente. Come argomento portante o come interludio. Ma non penso sia malata. Penso abbia piuttosto un pallino. Qualcosa che fa parte di lei, e non propriamente dei personaggi che tratta. Ma c'è da dire che ne parla divinamente. Con disilluso realismo, e molto molto tatto.

E' un bel libro. Che si legge in due ore e ti lascia un po' stordito.
Ma ne vale la pena.

sabato 5 luglio 2008

E se facessi la puttana su Second Life?


Vado spesso in giro per i mercatini cercando libri e cose "vecchie".
E nella maggior parte dei casi mi ritrovo sempre con buste e bustine piene di gingilli che avranno vita breve.
Anche i libri che compro, o mi colpiscono per la copertina e non li leggerò mai, o li cerco volutamente. Fatto sta che vince sempre la prima ipotesi. La seconda si realizza molto raramente.
Oggi no.
Oggi il fato mi ha stupito.
Le ipotesi si sono realizzate entrambe.
Ma andiamo con ordine.

Ho trovato il num. 13 di Horror Pocket, del 1974.
Si intitola Nero di sera.. Apocalisse si spera...! il che di per sè è tutto un programma.
Ovviamente l'ho fatto mio. Con copertina e disegni del genere, cos'altro avrei potuto fare?

Dopo una tappa obbligata alla """"""""fiera"""""""" (da notarsi le otto doppie virgolette) del fumetto de L'Aquila, e dopo una prevedibilissima madornale delusione (DiBe hai fatto bene a non venire), mi sono andata a consolare ad un altro mercatino.
Più polveroso del necessario ed altrettanto squallido.
E qui il fato mi ha preso a braccetto e mi ha accompagnato per tutti gli scaffali.
Ed ho trovato "Rumble Tumble" di Lansdale, e "Gotico Americano", di Bloch.

Ed infine, come se non bastasse, ho trovato una marea di numeri di Detective Dante per Fra.

L'unico dubbio che ho, è: Non è che qualcuno, o chi per quel qualcuno, mi vuole consolare per una delusione che sto per ricevere?
Argh!

P.S. Ieri ho derubato due librerie delle opere di Agota Kristof e Eraldo Baldini. Ma non ha importanza. Con i libri a metà prezzo non si guarda in faccia a nessuno!

lunedì 2 giugno 2008

Best Ten Books

Continuo la catenella passatami da Luca.
I 10 migliori libri che ho letto nell'ultimo anno?
Orbene.. Si parte!

1. Trilogia della città di K., di Agota Kristof. In assoluto il più bel libro che abbia mai letto.
2. La notte del Drive In, di J. R. Lansdale;
3. La Strada, di Cormak McCarthy;
4. Lettere al mio Giudice, di Simenon;
5. Terra di Nessuno, di Eraldo Baldini;
6. I Santi Innocenti, di Claudio Camarca;
7. Almost Blue, di Carlo Lucarelli;
8. Trilogia Nera, di Leo Malet;
9. Incubo a Seimila Metri, di Richard Matheson;
10. Middlesex, di Jeffrey Eugenides.

E' stata una faticaccia elencarli. Soprattutto perchè da un anno a questa parte sto leggendo quasi esclusivamente Lansdale.
Non chiamo nessuno a continuare questa catenella. Chi vuole, si può accodare!

sabato 3 maggio 2008

Frisk, di Dennis Cooper


Un'educazione sentimentale alla rovescia, fatta di droga, deliri omicidi, sesso estremo. Il discusso romanzo americano in cui convivono orrore e innocenza. Cooper racconta storie di squartamenti, sevizie, carneficine con un linguaggio crudo, secco e incisivo.

Sono 157 pagine di puro schifo e sgomento.
Per quanto mi riguarda, ho avuto la nausea, sono stata pallidissima ed una volta sono anche corsa in bagno a vomitare.
Sono stata davvero male perchè è il libro più estremo che abbia mai letto, e non mi sento di consigliarlo a persone sensibili.

Lo stile asciutto e conciso della scrittura, rapiscono il lettore, portandolo a leggere le peggiori cose. Ed impedendo di staccare gli occhi. Io ho avuto proprio questo problema: mi faceva vomitare e volevo continuare a leggere. Non potevo andarmene senza averlo finito.

Per fortuna lo pseudo happy end, nelle ultime pagine, fa vedere in chiave diversa, forse comica, gran parte dell'opera.
Ma che robba!

venerdì 25 aprile 2008

Il Barone Rampante, di Italo Calvino


Non c'è niente da dire, i classici sono i classici. E se un libro è un po' meno classico di un altro, c'è sempre un perchè. E non è detto che sia un male.
L'ho finito stamattina, il Barone Rampante, ed una continua sensazione di inadeguatezza e malinconia mi è gravata sul groppone fino a pochi minuti fa. Che l'ho chiuso.
Non credo ci sia bisogno di spiegare la storia. Solo io non la sapevo.
Ma di fronte casa mia ci sono dei boschetti. Se solo sapessi salire su un albero, perchè no?

mercoledì 16 aprile 2008

La Notte del Drive-In, di Joe R. Lansdale


Immaginatevi il piú grande drive-in mai esistito: l'Orbit. Siamo in Texas, è un venerdí sera e l'Orbit è stipato di gente che sgomita per popcorn e Coca-Cola, pregustando la Grande Nottata Horror. Ma sul piú bello, il drive-in stesso si trasforma in un film dell'orrore. Con gli spettatori come involontari, esterrefatti protagonisti. Dove sono finite le stelle? Perché chi si avvicina ai confini del drive-in muore orribilmente? Nell'Orbit trasformato in lager una folla instupidita, imbarbarita, è costretta per settimane a nutrirsi di schifezze e vedere senza interruzione La notte dei morti viventi, sotto la sferza del mostruoso Re del Popcorn, sintesi di tutti gli orrori dell'ossessione al consumo. Drive-in ha un seguito in Drive-in 2, dove vediamo i personaggi sopravvissuti aggirarsi in un paesaggio irriconoscibile: dopo l'Orbit e i suoi dèi dementi qualcosa è definitivamente cambiato, sul pianeta Terra.

Francesco mi ha regalato questo libro per il compleanno. E lì per lì non pensava di farmi un regalo così illuminante.
Neanche io lo sapevo, visto che ho aspettato 12 giorni prima di aprirlo. Complice anche la scrittura minuscola dell'edizione Einaudi che tanto male fa ai miei occhietti delicati.
Tre giorni fa l'ho aperto. L'ho iniziato a leggere ed ho visto dio.
Ma non dio dio, quello che tutti sappiamo essere colui che tutto vede e sente.
Dio nel senso di dio lettera, dio creatività, dio Word-fido-compagno.
La massima espressione dell'horror sublime che lambisce lo splatter senza mai toccarlo. La massima espressione del noir riversata in un protagonista che racconta in prima persona la sua avventura prima nel Drive-in, poi sulla e terra e poi alla fine della strada. Mantenendo sempre (o quasi), una lucidità sin troppo lucida di un ragazzo ancora giovane e spensierato.

E' sicuramente la massima opera di Lansdale. Ed ormai, dopo averci pensato per due o tre giorni, è diventato anche il mio libro preferito.

E che darei per essere la regina del pop corn!

Nota tecnica: questo è Drive In 1 e 2. Ne esiste anche un terzo. Appena l'avrò fatto mio, scriverò due righe. Ma tra un po' di tempo. Devo prima metabolizzare questo.

venerdì 11 aprile 2008

E' stato un attimo, di Sandrone Dazieri


Santo si risveglia in uno dei bagni della Scala di Milano. Era con Max, nella cucina di casa sua a farsi una striscia in allegria. Santo ha una bella casa in centro. Santo ha una posizione di prestigio in una grande compagnia pubblicitaria. Santo ha una fidanzata ricca e raffinata, il che non guasta. Peccato che Santo non abbia memoria di tutto questo.

E' stato un attimo è un noir geniale!!
O meglio, io lo definirei noir nelle ultime 100 pagine. Più o meno l'ultimo terzo del libro.
Prima, infatti, c'è una vasta parte di preamboli, di premesse e di eventi che spiegano il come ed il per come della storia. E' un ambientarsi sia del lettore che del protagonista al salto cronologico che entrambi hanno subito.
E' una climax ascendente di eventi che apparentemente sembrano slegati. E solo alla fine il cerchio si chiude.. O forse no?
Diciamo che si chiude due volte. La prima "chiusura" (quella di Max) l'ho dovuta rileggere due volte perchè sembrava un po' macchinosa, ma se fosse stata quella vincente non mi avrebbe stupito.
Sulla seconda, invece, ho un groppo alla gola che stenta ad andar giù. Quindi vade retro che spoilero.

SPOILER
Di Riccardino proprio non me l'aspettavo. Ma non me l'aspettavo perchè è troppo poco caratterizzato. Il lettore non ci pensa perchè in 250 pagine (prima della corsa finale) se ne parla si e no in 10 righe. Ed io sulla base di così poche conoscenze come posso anche lontanamente pensarci?
FINE SPOILER

Questo libro l'ho bevuto come fosse un bicchiere d'acqua dolce, seppur in bocca dopo la prima sorsata abbia sentito un sapore amaro. Amarognolo in tutti i sensi.
Perchè il povero Santo non solo è il Trafficante. Piccolo spacciatore di coca nella milano anni '90, ma è anche perseguitato dalla sfiga. Ed un po' di malinconia viene per forza. Ogni capitolo si chiude con un sospiro. Con un "Cazzo, come posso mollarlo qui, proprio adesso? Ma mamma chiama. Ma io leggo, lasciamola urlare!". In alcuni punti tocca addirittura una comicità fantozziana, di quella che ti porta a ridere nonostante sappia che il protagonista sta soffrendo.
Ed il risultato è come un arrosticino. Prendi il secondo boccone, mentre stai ancora masticando il primo.


La seconda pecca che ho trovato, che alla fine è contingente alla prima, è che i personaggi sono caratterizzati poco. Poco nel senso che sono tanti per 300 pagine. E se Dazieri vuole che ce li ricordiamo tutti, deve renderli un po' più incisivi.

Il risultato è comunque, ottimo. Permanente stato divertimento. Ridevo da sola nella mia cameretta come se stessi scherzando con un amico. Ed al contempo, ero triste.

Grazie Lù per avermelo regalato.
Ora inizia il recupero ossessivo dei romanzi di Dazieri.
Anf anf!

Il sito di Sandrone Dazieri ed il suo blog.

P.S. Che poi Sandrone.. Anche io voglio chiamarmi Sarona!

sabato 29 marzo 2008

I'm Back! ..Sigh Sob..


Ed eccomi qui, dopo una decina di giorni.
Sono tornata il 23 a sera, ma tra svogliatezza, malinconia ed impegni, non ho combinato un granchè.

E' strano quando si torna da un viaggio. C'è quella surreale e triste quiete che pervade tutto quello che si fa, e che impedisce che si faccia anche quello che si vorrebbe fare. Non riesco neanche a leggere. Ho iniziato La Lunga Marcia di Stephen King ma credo sia il momento sbagliato. Non potrei goderne appieno. Perchè già mi sento oppressa di mio, se pure scelgo un autore ansioso e claustrofobico ne avrei ben donde..
Ho provato a finire La possibilità di un'isola, di Houellebecq. Ed idem con patate. Anzi, forse peggio visto che il protagonista è un autore fallito emotivamente e professionalmente.
In compenso sto recuperando tutti gli arretrati fumettosi. E' bello leggerli in questo periodo perchè i fumetti mi mettono sempre di buon umore. Anche se si parla dei Demon Story, di Dylan Dog e di Horror Comics. Saranno tutti quei baloon, saranno le vignette, che solo il nome fa un po' ridere, ma da quando sono tornata non riesco a leggere altro. Neanche le avventure di Vampiretto! Che giace sul mio comodino da una settimana.

domenica 16 marzo 2008

Incubo a seimila metri, di Richard Matheson



Incubo a seimila metri è una raccolta di racconti, e chi ha letto Io sono leggenda, non può prescindere la propria esistenza da questo libro. Non ho parole, davvero, una delle opere che più m'ha spaventata. Due notti ho avuto anche gli incubi.

Una coltellata allo stomaco. Talmente dolorosa, che vorresti non finisse mai.

I titoli:

Incubo a seimila metri

Il vestito di seta bianca

Dai canali

Guerra di streghe

La casa impazzita

Eliminazione lenta

La legione dei cospiratori

Una chiamata da lontano

Paglia umida

La danza dei morti

I figli di Noè

L'uomo dei giorni di festa

Il nuovo vicino di casa

Grilli

Primo anniversario

La preda


Il più bello?
Sono indecisa tra Grilli o Una chiamata da lontano.

mercoledì 5 marzo 2008

Uscita per l'Inferno, di Stephen King


Ieri ho finito questo libro.
Non mi metterò qui a disloquire su come in quest' opera, King sia sostanzialmente diverso dai suoi standard. Non parlerò neanche di come pone sempre protagonisti con problemi conflittuali con il figlio.
Giusto Fred? Crrrrrrrrrristallino George.

Uscita per l'Inferno racconta l'inizio della fine della storia di Bart Dawes. Un uomo come tanti, che appartiene alla media borghesia. Una moglie, un po' di soldi, una casetta, una lavanderia, la 784 che avanza e qualche problema.

C'è poco da dire, quello che importa è che mi sono innamorata del protagonista.
Non ce la faccio più, ogni volta è la stessa cosa. Se sono uomini, hanno tra i trenta ed i quarant'anni, problemi psichici ed una Magnum in mano, sono miei.
E questo c'ha pure un Weatherby!
Ieri sera, quando ho letto l'ultima pagina, dopo aver letto anche l'epilogo, mi è salito il magone. Mi ripetevo "Sara non piangere, Sara non essere idiota, Sara!" ed infatti non ho pianto. Ma Tristezza ed un diffuso senso di Malessere, m'hanno fatto compagnia fino a quando non mi sono addormentata.
Sarà che ho cercato di vedere Ballarò?
Mi è piaciuto molto. La storia non è originale ma adoro le descrizioni filmiche che King non si risparmia mai. Buon acquisto!

Per Dawes. Sei un uomo qualunque in una città qualunque, con un lavoro qualunque ed una moglie in decadenza. Non fare anche tu quella fine strafiga. E' bella, si, ma non ce n'è bisogno.
Dico bene Fred? Dici giusto, George.

(la copertina inglese)

martedì 5 febbraio 2008

Dentro le Tenebre, di William Katz


Prima di comprare questo libro, ho cercato qualche informazione sul web ma non ho trovato niente.
Dunque, credo di dover spendere due parole al riguardo, soprattutto per mettere in guardia i possibili lettori.

Questa è la storia di Anne, una donna che soffre di depressione ed insonnia. Durante le sue interminabili notti inizia a sbirciare dalla finestra e rimane affascinata dalla vita insolita del suo dirimpettaio: Mark Chaney. Questi appostamenti vengono notati dall'uomo che si insospettisce e cerca di addescarla per scoprire il perchè ed il percome la donna lo spia.

La storia è una scemenza.
Durante le prime 200 pagine pensavo di aver comprato un Harmony. Non nego che mi abbia coinvolto, soprattutto perchè curiosa di vedere cosa combinasse la povera sventurata. Lei è abbastanza ridicola e lui è altrettanto affascinante.
Ma ad essere una rivelazione sono state le ultime 16 pagine. Non succede niente di strabiliante, anzi, la fine è abbastanza scontata, ma è gustoso vedere qual'è lo scopo di tutta la storia! E per me, che sono una fan del macabro fine e se stesso, è stata pura goduria. Si è svolto tutto in una misera paginetta, ma sufficiente a rincuorarmi.

Lo stile di scrittura è un po' scialbo.
Ogni capitolo viene chiuso con frasi idiote che dovrebbero incuriosire, ma che riescono solo ad irritare il lettore.
Una climax di eventi contingenti dovrebbe far salire la suspance. L'inserimento di un nuovo insieme di personaggi oltre la metà del libro, lascia abbastanza di stucco. Soprattutto perchè sembrano appiccicati lì, giusto per far chiudere il cerchio.

Non so, Katz viene ritenuto uno dei maestri del thriller, ma a me non è piaciuto affatto.
A parte la fine che è spettacolare!

Purtroppo questa è la copertina che si trova sul web. Quella del libro che ho io è della prima edizione. Molto più bella!

venerdì 14 dicembre 2007

Indagine non Autorizzata, di Carlo Lucarelli


Non amo i giri di parole, anche questa volta arriverò subito al dunque.
Il libro non m'è piaciuto.
Ambientato negli anni '30, narra le vicissitudini dell'ispettore Marino che deve risolvere il caso dell'omicidio di Miranda. Una prostituta, la Culona. Ci troviamo in Italia, in una Rimini fascista, meta delle vacanze del Duce. E' proprio quì, infatti, che Mussolini trascorre le sue ferie. Ed è vicino alla sua villa che viene trovato il cadavere della donna. I poliziotti, energicamente stimolati dalle alte sfere di Roma, si impegnano nell'inchiesta e nel giro di qualche ora arrestano il presunto colpevole. Il caso sembra chiuso.

Sono rimasta veramente delusa da questo libro. Stimo profondamente Carlo Lucarelli, credo sia uno degli scrittore che più m'ha influenzata. Ma questa volta no. Questa volta mi son cascate davvero le braccia.
Non sono riuscita a capire dove volesse arrivare.
La struttura è un'accozzaglia di roba, di vicende, di discorsi senza capo nè coda. A cosa servono tutte quelle descrizioni minuziose, quel ridondante ripetersi di eventi già successi e di cose trite e ritrite?
256 pagine inutili. Per dire le stesse cose ne sarebbero bastate si e no 100.
La sua pragmaticità questa volta si è andata a far friggere, così come la sua incisività.

Mi dispiace caro Carletto,
stavolta non m'hai lasciato niente!

Solo il loro incontro m'ha fatto sorridere..

venerdì 30 novembre 2007

La pila dei libri e dei fumetti da leggere sta crescendo sempre di più.
Oramai le ho dedicato un intero ripiano della libreria, prima che prenda vita ed inizi qualche rappresaglia.
Forse dovrei darmi una calmata a comprare.
Ma non ci riesco.
Entro in libreria solo per guardare ed esco sempre con una bustina piena!
La stessa cosa succede quando, sotto i portici, c'è il tizio che vende i fumetti.
Così, giusto per vedere che c'è di gustoso e poi..

Ma degli acquisti di ieri son felicissima!
Ho trovato Leo Pulp n. 1, un sogno che si avvera.
Horror Comics n.1, quasi interamente dedicato a Dario Argento.
E' del 1990 e si sente. Puzza di cantina da far schifo.
Poi ho preso l'ultimo numero de La Torre Nera. Finalmente lo strazio finisce!
L'ho voluto concludere solo perchè odio le cose lasciate a metà. Però in copertina c'è quel figo di Jonas, il che da solo vale 3 euro.
E, dulcis in fundo..

Mi son comprata Esercizi di Stile di Queneau. Ci pensavo già da molto ma per una serie di motivi non mi sono mai trovata a chiederlo in libreria. Ieri per puro caso ne stavo parlando con il libraio e.. PUFF! Comprato!