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giovedì 25 giugno 2009

La Bambinetta

Erano le 20 e 23.
Ed una bambinetta bionda e lacrimosa, stava tornando a casa sgambettando sulle scalette di via strinella. Scendeva.
Aveva appena pianto e stringeva tra le mani un fazzolettone bianco.
Era buio. Ma lei non aveva paura di camminare da sola. I suoi pensieri erano da tutt’altra parte e non avevano intenzione di tornare.
-Ma tu guarda quel deficiente! E tu guarda che deficiente sono io!-
I suoi stivaletti ticchettavano sull’asfalto, infastidendo le persone che dietro di lei stavano scendendo. Era un gruppetto di ragazzi. Erano cinque, vestiti da rapper, con cappellini da basket, t-shirt enormi e catene. Tante catene. Di tutte le lunghezze e dimensioni. E fu proprio una catena, che si avvolse intorno alla vita della bambinetta lacrimosa. Che si ritrovò legata al cappio come una vacca, scaraventata a terra senza se e senza ma.
Le toccarono le cosce che strabordavano dagli autoreggenti e le palparono le tette, troppo grandi per la quarta taglia.
Le alzarono la gonna.
Uno di loro le afferrò il tacco e glielo iniziò a leccare. Un altro le sfilò gli slip e la stuprò. Poi fu braccata da un altro, e da un altro ancora. Mentre il quarto dei cinque faceva da palo e non mollava la la catena, ed il quinto continuava a leccare il suo stivale.

Erano ne 21 e 03. Ed era buio.
La bambinetta bionda e lacrimosa era stesa per terra e stringeva tra le mani il fazzolettone. Ci aveva immerso il viso e si era impiastricciata col suo stesso muco. E piangeva. Si reggeva la gonna e giocava con l’indice nel sangue. Che usciva a fiotti dalla sua vagina.
-Ma tu guarda che deficiente- pensava.
Ed i suoi pensieri erano altrove, e non avevano intenzione di tornare.

venerdì 30 gennaio 2009

Le Avventure di un Rosso Piccione (7)

Era una notte buia e tempestosa.
In cui anche l'ultimo uomo sulla terra aveva deciso di ammazzarsi. La solitudine è così, prendere o lasciare.
Il Rosso Piccione stava guardando fuori dalla finestra. I lampi illuminavano ed i tuoni facevano tremare i vetri.
Faceva freddo, ed il Rosso Piccione tremava. Aveva paura.
Anche la Marrone Colombella aveva paura.
Lei era nel letto, sotterrata dalle coperte, che cantava.

Why am I here
I just want it to end
now please won't you help me
turn around
look at my face
I want to leace
now let me fade
erase my existence cause you can't tell me why am I...
not dead suck the life out of me.


Aveva una paura fottuta di rimanere da sola. Senza nessuno che le dicesse "Ti proteggo io".
Ma poi arrivò il Rosso Piccione, con un machete in mano. Con il viso contratto in una smorfia, ed un braccio alzato.
Pronto ad ucciderla. A proteggerla.

Sangue.
Tanto, tantissimo. Sul vetro tremolante dai tuoni.
Gocce di sangue, e pioggia.
Ed un cervello. Lì, sul cuscino, sotto le coperte.

mercoledì 5 novembre 2008

Saluta, fa un inchino e se ne va



Al Mercatino dell'usato la luce è bassa.
La gente entra ed esce, si stringe nel cappotto e borbotta.
Due uomini sono nel reparto libreria, dove una ragazza piccola, che sembra un maschietto stringe in mano Fango, di Ammaniti.
Due uomini discutono.
-Beh, che ne pensi di Obama?- domanda l'uno.
-Se vivessimo in un mondo civile non l'avrebbero mai eletto- risponde l'altro.
-Vabbe figurati, tanto fa la fine di Kennedy-

La ragazza un po' maschietto è perplessa. Ha un male fetente alla schiena (complice lo zaino pesante di Lucca) e non ha la forza di chiedersi il senso di tale risposta.
Anche se, in fondo, il senso già lo sa. E' stampato sui loro volti amareggiati e soddisfatti. Sui loro occhiali presbiti e sul loro alito cavernoso.

domenica 5 ottobre 2008

Zombi in tenda


L'estate è finita. Definitivamente.
Ho smontato la tenda in giardino.
Non l'ho usata per niente, zero, neanche un giorno.
E' stata per due mesi sotto la finestra del bagno, i miei genitori la guardavano e si chiedevano "Ma che l'ha montata a fare?".
A loro non posso dirlo, perchè non potrebbero capire.
Come ogni anno, ha ospitato i miei amici zombi.
L'estate vengono sempre sfrattati dal becchino di Poggio, perchè il calore ne esalta il fetore, e puntualmente vengono a suonare al mio campanello.
Così è stato anche quest'anno.
Per un accordo precostituito, non possono attaccare nè gli umani nè gli animali che gravitano attorno alla mia casa, se io provvedo puntualmente a rinfrescare la loro dimore e gli porto il nutrimento. Che il più delle volte sono topi e rospi (non amano molto i rospi perchè hanno il sangue troppo freddo. Ma se fa tanto caldo sono un toccasana).

Ma due settimane fa c'è stato un piccolo inconveniente.
Il loro bambino, preso da un raptus di fame improvvisa, ha acchiappato la mia gatta, Sofia. E le ha strappato via una zampa.
La gatta è tornata sul portico sanguinante e mamma, la mattina successiva, l'ha soccorsa.
E' stato un incidente d'auto, ha detto il veterinario, e non lamentatevi che è il secondo che affronta e supera.
Anche due anni fa, infatti, Sofia ha subito un attacco. Perdendo parte del muso.
Poi sempre il prode veterinario le ha fatto una plastica facciale.

Ora, i miei amici zombi, sono tornati al cimitero. Il becchino ha fatto trovare loro le tombe ripulite e profumate. Fiori freschi e candele nuove.
Speriamo che per un anno lascino in pace la mia Sofia e non deambulino più dalle mie parti.

lunedì 29 settembre 2008

Il Reverendo ti sfida



E' una copertina.
Realizzata da Grafica Effe.
Non è niente di speciale, anzi. Se i colori fossero stati più brillanti, avrebbero reso meglio.
Se il reverendo Jebidiah Mercer fosse stato più reverendo, senza gilettino e senza jeans, avrebbe reso ancora di più!
Ma la copertina che è stata fatta per La Morte ci Sfida, di big Joe (R. Lansdale), è una gran ficata.

Te la trovi sbattuta in faccia nella libreria di fiducia. Neanche fossi ad Amsterdam.
La vedi, la osservi, e pensi che appartiene ad un libro che nella tua libreria non c'è.
Pensi che devi resistere. Pensi che il portafoglio piange, e piangeresti anche tu, se dovessi compiere l'ennesima spesa.
Fosse solo di 9, 90€.
Prendi coraggio ed esci. Sbattendo la porta in faccia a Mr. Libraio.

E' Domenica pomeriggio.
Una Domenica pomeriggio di merda. Il mercatino fa schifo, le strade son deserte e tira un vento freddo del cazzo.
Non sai che fare. E decidi di prenderti una tisana al caffè letterario. Entri, saluti Mr. Librario, e davanti a te c'è sempre lui.
Il reverendo.
Fra prende in mano Il Sergente nella neve. Si gira verso di te e dice: -Questo libro prima o poi lo comprerò-
Non è triste, nè abbattutto. Ma comprendi ugualmente la frustrazione di non poter comprare un libro desiderato.
E ti decidi.
Afferri Il Sergente nella neve, afferri La Morte ci sfida, cacci la carta di credito e paghi.
Mr. Librario sorride. Anche per lui era una Domenica di merda.
Ti porge la busta e ti ringrazia.
E tra i fogli di plastica di una busta color kaki, c'è lui, il reverendo.
E davanti a te c'è Fra. Con gli occhi rossi dal freddo e felici. Come un bambino di 10 anni.

venerdì 26 settembre 2008



Una scenografia è addossata alla parete. Domani i facchini la porteranno via.
Ma stanotte starà qui, ed io potrò dormirci accanto.
Sul telo di seta che lui mi ha tirato.
Baciami, stronzo. E poi buonanotte.

mercoledì 10 settembre 2008

Bis e Cot

La triste storia. di Biscottino e Biscottina. sbranati in una mattina londinese. in un alberghetto substandard. mentre Fra dormiva ed io mi annoiavo.

Letto matrimoniale un po' scomodo.
Due singoli accostati che non permettevano loro di avvicinarsi. A meno che non volessero precipitare nell'abisso.
Chiacchieravano dal bordoletto. Biscottino e Biscottina. Si guardavano negli occhi e sorridevano. Poi lei si intristiva e lui pure.
Lei scherzava e pure lui.



Ad un certo punto lui osò.
Reggendosi sulle mani iniziò a spingersi in avanti, a mo' di alligatore.
Trascinava le gambe portandosi verso di lei, e sradicando le già precarie lenzuola.
Fu da lei.
Braccia e testa dillà e busto e gambe di quà.
Lei rideva e lui digrignava.
Le scoprì la pancia e le fece le pernacchie.
Lei si dimenava dal solletico.
E rideva a squarciagola. Svegliando, alle 6 di mattina, tutto l'albergo dalle pareti di carta pesta.
Le staccò una gamba.
Alzò la testa, stese il collo e buttò giù.
L'arto.

Lei rideva. Provando un solletico così forte che quasi faceva male.
E per sbaglio gli strappò la gamba. Poi la prese e la infilò in bocca. Succhiandola. E sgranocchiandola avidamente come fosse un Togo.



Erano stupendi.
Uguali, mutilati e felici.
Ma lei aveva fame. Era golosa di dolci, e di fragole.
Così, fece per baciarlo. E lo baciò.
Fece per accarezzarlo, e lo accarezzò.
Fece per mozzicarlo, e lo mozzicò.
E com'era buono.
Sapeva di pan di pan di zenzero.

domenica 9 dicembre 2007

Morissero presto i miei genitori!
Se così si possono chiamare.
Chi mai lascerebbe a morire di fame la prima ed unica figlia?
Abbandonata davanti una misera bettola dove vive solo una vecchia puttana.

Da quel che mi raccontava, avrò avuto tre o quattro anni, quando mi trovò.
Era l'ultimo giorno di Marzo. In cielo il Sole stava sorgendo, ed a terra, un piccolo botolo stava dormendo.
Proprio davanti il portone della sua casa.
Ero una piccoletta piagnucolante, dai grandi occhi e dalle piccole mani.
Mi chiamavo Elydon, come c’era scritto in un bigliettino che stringevo in mano.
Solo lei si è curata di me per quindici anni. Lei, povera strega, mi ha dato la possibilità di vendicarmi.
Non so se per fortuna o purtroppo, ma so che l’aria che respiro non la devo a loro.
Anzi!
Se solo si fossero risparmiati quella maledetta notte d’amore, avrebbero fatto un favore a me e a quella vecchia.
Che ora russa sotto terra, coi vermi.
Forse, con queste mani ruvide, dovrei uccidere anche me!

giovedì 29 novembre 2007



Ogni volta che esco lei è con me.

Mi sveglio, mi lavo, mi vesto e parto.

Lei mi guarda dal basso verso l’alto.
Sorride soddisfatta perchè ancora non l'ho notata.

Spesso chi mi sta vicino la vede ma, un po' per gioco, un po' per dispetto, la sua presenza non mi viene mai svelata.

E quando me ne accorgo!!
Abbasso lo sguardo e la vedo lì, felicemente spiaccicata.

Magari m'ha sporcato anche il cappotto e si sente realizzata.

Alzo gli occhi al cielo soffocando un'imprecazione.

Il bon ton non lo permette, soprattutto a una ragazza.

Vado al bagno più vicino, inumidisco un fazzoletto e la strofino.

Fino a quando, anche stavolta, non è andata.

Quante volte ancora sarò derisa
da una stupida macchia di dentifricio?

giovedì 15 novembre 2007


Mi incamminai per cercare un bagno. Accanto a me le sculture si muovevano.
Sembravano infastidite dalla mia presenza.
Si guardavano e parlavano senza muovere le labbra.
Era tutto così scuro.
La mia torcia illuminava, certo.. Ma il buio sembrava solo più buio.
Improvvisamente la luce.
Anche tu qui?
Sorrise.
Andammo avanti un altro po’. Arrivai alle scale. Stavolta non ero sola, ci sarebbe stato lui a scegliere per me.
Ferma tuonò, Vieni qui.
Lo guardai aspettando una spiegazione.
Non dirlo a nessuno. Nessuno deve sapere di questa scoperta né delle nostre supposizioni. Mi fido di te! Non sputtanarti!
Gli indicai le scale Sopra o sotto?
Mi cinse i fianchi. Mi voltò verso di lui e sorrise.
Non riuscivo a capire cosa volesse. Forse i miei jeans avevano avuto successo. Forse il mio seno. O forse il mio sedere.
Mi confessò le sue crisi da ragazzo oramai trentenne.
Volle sapere se mi piaceva. Mi chiese se m'ero mai toccata pensando a lui.
Diventai rossa. Spensi la torcia.
Gli dissi di si e mi inginocchiai.

giovedì 1 novembre 2007


E' notte.
Questo è un baobab.
E' un albero maestoso che vive in Africa.
Dietro questo baobab c'è una scaletta. E' fatta di legno, con qualche piolo scorticato. E' molto consumata.
In cima al baobab c'è una bambina, voi non la vedete ma fidatevi che c'è. E' nera, nuda e magra. I denti sono bianchi, nuovissimi. Usati raramente per scorticare qualche frutto già spolpato.
Questa bambina sta parlando. Sta cantando un inno alla Luna. Le parole non si capiscono, sono una nenia. E' senegalese.
All'improvviso la bambina si alza, si appoggia ad un ramo e guarda in basso.
E' salita proprio in alto!
Guarda di nuovo la Luna, chiude gli occhi e salta giù.
Muore.

domenica 5 agosto 2007

Volli girare la testa ma non ci riuscii.
Volli aprire la bocca ma non la sentii.
Volli vedere ma occhi non aprii.
Volli annusare ma nulla capii.

Il vuoto attorno me apparve tosto.
Silenzio.

Tastai a destra e a manca fino a che qualcosa toccai.
Le dita su bava posai e a fili attorcigliai.
Entraron in un umido pozzo,
e sul mollo le posai.
Ritrassi stupefatta la mano.
Pensai.
Stupore!
Gli occhi non sbarrai ma la rivelazione comunque ci fu.
La testa avevo perso.


sabato 28 luglio 2007

Chiara

Non aveva voglia di alzarsi dal letto.
Chiara si rotolava tra le coperte lasciandosi avvolgere dal loro candore, dal loro profumo. La mamma le aveva lasciato la colazione pronta sul tavolo. L’odore attraente del pane tostato e del caffè si diffondeva per tutta la casa. Attentava pericolosamente alla sua infinita pigrizia. Alle 12 sarebbe dovuta andare al suo primo concorso. Con la coda dell’occhio intravide le cuffiette del lettore mp3, le indossò e la musica le invase i sensi. I Depeche Mode le scatenarono un’improvvisa sequela di pensieri, immagini e sensazioni che non provava più da tanto tempo, dalla mattina del suo ultimo esame.
Era sola nella sua stanza, nessun occhio indiscreto.
Una mano le scivolò dentro le mutandine provocandole un piacere oramai dimenticato. Un purpureo pudore si palesò sulle sue gote. Nessuno se ne accorse, nessuno avrebbe potuto giudicarla. Nessuno sapeva che lei era sola ed aveva amato la sua femminilità. Guardò l’orologio. Notò che erano ancora le 9 e decise di riaddormentarsi. Alle 11 fu costretta ad alzarsi. Fece una doccia fresca e si svegliò. Andò a mangiare qualcosa, ma l’ansia iniziava a farsi invadente. Lasciò il pane sul tavolo, prese la chiave della macchina, la borsa e partì.

La sigaretta tra le labbra era il sintomo più visibile della sua agitazione. Alle 11 e 45 era fuori il portone, l’esame sarebbe iniziato da lì a 15 minuti. Aveva ancora un po' di tempo per viaggiare. Accese lo stereo della macchina, socchiuse gli occhi e dormì.

Opera di John Rabbetts "Ragazza che giace sul letto"
Olio su tela

lunedì 16 luglio 2007

La Vorticosa Discesa

L'asfalto era appena stato rifatto.
Era così sinuosa quella strada, si attorcigliava su se stessa a mò di spirale.. E saliva.. Saliva verso casa sua.
Alla fine, proprio in cime c'era una pizzeria ed un'edicola. Andavo a comprare i fumetti e poi scendevo a trovarlo. Un film.. Una pizza.. Passare del tempo insieme tra risate e scherzi.
Spesso era lui ad apprezzare le mie curve, quelle che dal seno scendevano giu.. In una veloce impicchiata verso l'Infinito.
Altre volte, invece, uscivamo a passeggiare col cane. Prendevamo un gelato: pistacchio nocciola e liquirizia. Puntualmente non riuscivo a finirlo ed andava a finire al cane.
E come lo mangiava. Sempre.
Un giorno, però, non aveva voglia di uscire. Aveva da fare, e voleva fare da solo.
Ci rimasi malissimo, non ero abituata ad un suo rifiuto nonostante capissi benissimo che qualcuno, spesso, ha voglia di rimanere in santa pace. A fare l'amore con i propri pensieri.
Mi offesi. Non lo chiamai fino a quando non fu lui, il giorno seguente, a preoccuparsi della mia assenza.
Mi chiamò a casa. Appena sentii la sua voce, riattaccai.
Perchè? Non lo so..
Non mi chiamò più.