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mercoledì 5 settembre 2012

Ecchela!

L'AQUILA - Si, cavolo! A volte ritornano!
È proprio il caso di dirlo, questa volta, per la notissia scrittrice rionale che ha deciso finalmente di tornare a scrivere qualcosa sul suo blog.

Stiamo ovviamente parlando di Sara Ciambotti, che questa sera ha deciso di googolarsi e ha scoperto che il primo risultato che esce è La Regina Pop Corn, e una lacrimuccia sparuta le è scesa. E così ora si trova a gambe incrociate sul divano, davanti a lei la tivvù accesa su Tv Uno, perché deve studiare e una buona tazza di thè tropo calda, a pensare "Perché?".


Non che il suo blog le mancasse particolarmente, infatti la sua abitudine è tornata in auge solo perché non ha molto di meglio da fare, ma come si è risposta anche lei: "Perché no?".

Sara sente di dover dire qualcosa, non sa esattamente cosa, ma per ora si accontenta.

sabato 17 settembre 2011

I lego nel cervello



Chissà quante persone sono nella mia situazione o molto peggio di me. Un lavoretto scemo scemo almeno lo faccio e qualche spicciolo a fine mese lo prendo. ma io cavolo se ho paura per quello che sta succedendo. Non me ne frega nulla delle schifezze del nostro premier, che lui può fare il presidente a tempo perso, però mi spavento non appena mi chiedo cosa sarò tra un anno.
Ora, sembrerà una stronzata infinita, ma oggi ho visto l'ultima puntata di True Blood e ho visto che hanno riconfermato la serie, ma non appena ho realizzato che la prima puntata della quinta stagione ci sarà tra un anno, m'è piombato un macigno sull'alluce del piede sinistro. Porca zozza, un anno. Non credevo che pensare da qui ad un anno mi avrebbe sconvolto così tanto. Ora ho tutto in ballo e io ballo con il mio tutto, ma quanti dubbi ballano la mazurca nella mia testa senza sapere neanche i passi base.
Uno non vuole fare il pessimista, è che diciamocelo francamente, quando si sta male, si sta sempre tanto male, anche se non è così grave. E fino in fondo si sa sempre che può solo andare meglio. Uno fa il pessimista perchè farlo porta bene, oppure perchè così si è pronti a tutto, ma sotto sotto sappiamo che il peggio non ci toccherà davvero. Ma a quanto pare sta andando davvero peggio, e secondo me andrà sempre peggio. Forse sto faendo la pessimista di facciata anche ora, ma non lo so mica se la speranza mi s'è persa nelle fogne. E quindi mi sento persa.
Qualcuno potrebbe mica darmi qualche consiglio su come si inizia a mettere in ordine qualche tassello? Mi basterebbe una parola, davvero, io non so proprio come si inizia. Neanche avessi buttato i lego in un mare di palline colorate.

La mia dolce casa di marzapane



La mia casetta è piccola, tre stanze e due finestre, le pareti non sono neanche tanto alte e il fidanzato ogni volta che entra in bagno dice prima o poi diventerò pelato, strusciando la testa al soffitto. Casa ha una quantità infinita di cose. Persone, libri e diari. Ha due televisori e tre pc, perchè non si sa mai che una che scrive ed uno che programma devono poterlo fare ovunque, in ognuna delle tre stanze.
Sono stata fuori 14 giorni, una vacanza memorabile, e quando sono tornata a casa lei era così, bella, buia e calda, ma grande e spaziosa con un bagno gigante ed una luce così forte che quando l'accendevi faceva male.
In questa vacanza ho visto sette ostelli, tutti molto belli, ma piccoli e un po' puzzolenti, con le luci che a malapena illuminavano la tazza e dopo essere stata al bagno di notte dovevo pregare tutto il calendario per non perdere qualche arto sbattendo al termosifone anteguerra.
Eppure quando sono tornata a casa.. Una tristezza pervasiva, l'unica cosa per cui non mi scendeva la lacrimuccia era lei, con la doccia tutta mia. La mia casa, stavolta è la mia per davvero! Ed è tanto bella.
A quest'ora poi, che il primo sole infreddolito entra dalla finestrella della cucina e invade la sala spaccandola a metà neanche ci fosse una crepa, luce e buio e se lascio la porta della camera spalancata investe in pieno anche il fidanzato. Facendolo borbottare. Stamattina mi sono alzata così, pensando che forse avevo lasciato la luce accesa. Erano le sette ed avevo una voglia di pancakes che non ve la auguro, soprattutto se in casa non avete l'occorrente per prepararli. Mi son messa a scrivere.
Bella è la mia casetta, anche quando fa sparire le cibarie dalla credenza.

sabato 27 agosto 2011

Se disegni ti spezzo le mani

Questo articolo lo tengo per me e me lo scrivo sul mio blog. Io sono molto sensibile a tutto quello che riguarda le mani, ne parlavo proprio ieri sera col mio fidanzatello. Matite infilate nel dorso della mano, un proiettile che l'attraversa, mani spezzate, tutte queste cose mi fanno salire i brividi dall'alluce fin sulla testa e a volte mi danno anche le vertigini. Perchè io le cose le vedo, le registro e poi me le immagino belle belle sul mio corpo. E che ti leggo stamattina sul corriere? Siria, mani spezzate al vignettista Ali Ferzat.
Lui è un vignettista siriano apertamente schierato contro il regime e come monito per non farlo mai più disegnare, gli agenti dei servizi di sicurezza di Damasco gli hanno dolcemente spezzato le mani. Facile, no?
Questo il suo sito: www.ali-ferzat.com, c'è scritto che è stato oscurato, ma ora a quanto pare si vede.

Questa immagine, però, non è una caricatura.

giovedì 18 agosto 2011

Riflessioni Campane

Sono nel bel mezzo del nulla con il fidanzatello ed i suoi nonni. Nulla é come una città, neanche la città più vicina, che definirla tale é un eufemismo. Però é bello, il sugo bolle in pentola con dentro un pollo intero, ma proprio con tutta la pelle, poi la minestra di verdure, con dentro ben due polli pellemuniti, il grasso galleggia. Qua fa sapore, le mie arterie sono attappate dal solo odore. Domani andiamo a raccogliere i pomodori per farci i pelati e la polpa. Fuori Michele parla col nonno della Svizzera, arrivano i cugini e gli zii, vivono tutti a Roma, Milano, Mantova. Ma tutti vogliono tornare a vivere quà. Ed hanno già la casa.

sabato 30 luglio 2011

Viola Addobbo Funebre: Agota Kristof è morta.



Mercoledì scorso è morta Agota Kristof. Me ne sono accorta per caso (mi verrebbe da dire per sbaglio perchè forse non l'avrei voluto sapere), navigavo tra i siti di cataloghi cercando news appetibili da scrivere e come un macigno il titolo dell'articolo davanti ai miei occhi: Agota Kristof è morta.

Anni fa, ogni tot di tempo la mia editor mi dava dei titoli da leggere o mi ordinava di comprarli. Ed io lo facevo perchè ogni singolo libro m'è sempre piaciuto tantissimo, mi fidavo, insomma. E una sera mi telefonò tuonando Sara, devi leggere Trilogia della Città di K., ed io le risposi Si!
E l'ho fatto, cavolo!
Trilogia della Città di K., il mio libro preferito in assoluto. Il libro più bello che io abbia mai letto, il libro più bello che io abbia mai assaporato. In realtà non è un romanzo che si assapora, o meglio, si assapora perchè è un libro salato, o aspro se si vuole. Sembra carne molto molto cruda dalla quale esce ancora il sangue, carne di una carcassa morta, ecco. Oppure una tequila sale e limone che devi buttarla giù perchè il sapore è meglio non sentirlo e poi graffia la gola. Affascina come l'assassinio di Caino e Abele. Trilogia della Città di K. è il mio libro, forse l'unico che avrei davvero voluto scrivere. A parte un altro milione che sarei stata io a volerli scrivere solo perchè il romanzo è fico.

Agota Kristof è morta a 76 anni, anzi, 75 perchè il compleanno l'avrebbe festeggiato ad Ottobre, e la cosa mi dispiace da morire. Aspetto di leggere i suoi ultimi racconti, e poi basta. Capitolo chiuso.
Ma un'ultima cosa che ha la sua fottutissima importanza, quanto mi faceva incazzare quando nelle librerie mi chiedevano chi?? Agatha Christie?? Niente, non riuscivo a rimanere impassibile. Uscivo dalla libreria senza neanche rispondere. Sarebbe stato meno stupido chiedermi come si scrive il nome.
E poi davvero l'ultima, se qualcuno sapesse di cosa è morta me lo potrebbe dire, perchè ahimè, temo abbia sofferto davvero tanto. Non lo so, è una sensazione a pelle.

domenica 24 luglio 2011

Wouter Tulp

Stasera navigo.
Una birra, un panino, due chiacchiere e al pc, a navigare. Ho voglia di colori, di matite e di scrivere, di scrivere a colori.
Tra tantissimi blog di disegnatori ho trovato un disegnatore davvero bravo, uno di quelli che ti fa venire i brividi, e ti fa pensare. Il blog si chiama Wouter Tulp e il disegnatore vive a Rotterdam. Mi piace molto, non tantissimo da rimanere a fissare ogni singolo disegno, ma alcuni, cavolo, da rimanerci secca.
E invece di scrivere, penso.


Quante volte, la mattina d'estate, solo il pavimento è fresco. E coi ghiaccioli che ciondolano dentro la tazza di caffè, la testa al muro, a pensare a cosa scrivere, o a cosa fare o semplicemente, a niente.


Cosa starà pensando quel padre? E quel bambino? Quando si è padre ci si sente così? E quando si è figli ci si sente così? Se puoi scegliere di sentirti così oppure no, se hai una scelta, se sai di avere scelta o non ce l'hai e basta.


Strana sensazione. Inquietudine, non vorrei mai che accadesse. Tranquillità, e se accadesse e ne fossimo felici?

giovedì 23 giugno 2011


Paola Mastrocola mi da il permesso di pensare alla logica banalità di alcuni nostri pensieri e nostre azioni. E la sera, quando gli occhi mi bruciano e chiudo il libro penso: perché non una capra?

domenica 12 giugno 2011

Italia chiama Springfield



Astro Boy, che in realtà si chiama Atomu Boy (Atom Boy) avrà anche mille pregi, quando in Giappone vennero aperte le prime centrali nucleari divenne il manga più gettonato e lo è tuttora, ma stiamo parlando del Giappone, che nonostante la tragedia, merita tanto di cappello e rispetto a vita. Ma se facciamo un salto di 9000 chilometri ed arriviamo negli Stati Uniti, paese efficientissimo, vediamo che la realtà è un'altra e nonostante la loro efficienza, descrivono in maniera certosina l'idea (che io vedo come italiana) delle centrali nucleari. Ed io qua, a distanza di altri 7000 chilometri, le centrali nucleari non le voglio, anche perchè sennò diventiamo tutti abitanti di Springfield con pesci rossi a tre occhi e ratti fosforescenti.


Così parla Wikipedia della centrale nucleare di Springfield:

"La centrale viene gestita in maniera approssimativa, principalmente a causa della negligenza e dell'avarizia del proprietario Montgomery Burns. Il cuore dell'impianto è un reattore che funziona nonostante 342 diverse violazioni alle norme di sicurezza. In un episodio viene stimato che mettere a norma il reattore costerebbe circa 56 milioni di dollari.[5] In più occasioni vengono mostrati i problemi di sicurezza della centrale; ratti fosforescenti che corrono nei corridoi, tubi e bidoni che perdono liquido radioattivo, i rifiuti smaltiti in un parco giochi, barre di plutonio usate come fermacarte, perdite delle torri di raffreddamento tappate con gomma da masticare, scheletri nelle fondamenta e segnali di allarme ignorati dai dipendenti. Per queste ragioni la centrale ha rischiato più volte di collassare. Tra gli effetti collaterali della sua presenza in città ci sono le mutazioni di alcuni animali come un ragno gigante[6] e un pesce con tre occhi.[7]
Da considerare anche il fatto che Homer Simpson lavora come ispettore alla sicurezza nel settore 7-G, pur non avendo nessuna qualifica, provocando spesso più guai quando finge di lavorare al pannello di controllo che quando si assenta dal lavoro. Difatti nella puntata Il nemico di Homer, Lenny e Carl affermano di avere un master, mentre a Homer non è stato necessario: gli è bastato presentarsi per caso alla centrale il giorno dell'inaugurazione.
"

Non è stranamente inquietante? Montgomery Burns non vi fa pensare a centinaia di nostri imprenditori sparpagliati su tutto lo stivale, fino ad arrivare all'IMPRENDITORE SUPREMO? Non so perchè, ma a naso di puzza di irreale realtà realizzabilissima, quindi penso che non appena finirò la tazza di caffè andrò a votare.
Anche se sono fermamente convinta che la ricerca DEVE continuare. Margherita Hack docet.

Il Terremoto di Sara dentro Vieni via con me


Questa sera ho ricevuto una notizia che mi ha emozionata. Sono nella bibliografia del libro di Saviano Vieni via con me e sono anche citata sulla pagina web del programma. Durante la scorsa settimana sono stata parecchio male, il corpo sembra si sia rivoltato contro di me prima attraverso un dente del giudizio che non s'era mai fatto sentire e oggi attraverso un mal di pancia che dal dolore mi fa tremare le gambe. Sono stata così male che non ho potuto scrivere neanche un pezzo pezzettino picciò per l'editore, neanche per il blog e neanche roba mia. Però sono notizie come questa che mi fanno pensare che cavolo lo devo fare anche se sto male, perchè è importante scrivere anche con i denti stretti dal dolore, perchè la chiave di lettura che dà il dolore su alcune sensazioni non le può dare nessun'altra sensazione. Perchè ognuna di esse è, ovviamente, unica. E quindi grazie a Marco per avermelo detto.
Così:
-Sà, ma ti piace Saviano?-
-Boh, non l'ho mai letto, sono un po' prevenuta-
-Perchè lui ti ha citata sul suo libro-
-...-
-Vieni via con me, che riprende ogni puntata del programma. Stai nella bibliografia di quella su L'Aquila-
-...-
Ed è così che Marco m'ha resa felice, con un sorriso ebete e dolorante per (quasi) tutta la serata.

martedì 31 maggio 2011

La Scozia



Due settimane fa sono stata in Scozia.
Orbene, è all'incirca un anno che ogni posto dove vado mi piace, ma mi piace talmente tanto che la sera prima di andare a dormire immagino come sarebbe la vita lì e pensando e ripensando arrivo sempre alla conclusione che varrebbe la pena andar via dall'Italia. Ora non sto qui a dirvi i motivi, anche perchè sono abbastanza scontati, ma il malessere che mi accompagna ogni volta che torno in madrepatria è sempre più pesante. Questo ultimo viaggio non ha fatto eccezione.
Sono stata a Stirling, una città piccola al centro della Scozia dove si vive bene, il giorno si lavora, la sera si esce, ci si conosce tutti, tutti fanno amicizia con tutti e tutti rispettano gli altrui spazi. Io sono stata abbastanza fortunata, ho conosciuto subito tre deliziose ragazze polacche che, sin dalla prima sera, mi hanno invitato ad andare a casa loro prima per un the, poi per una colazione, poi in vacanza per questa estate. Sono stata così abbastanza fortunata che appena posate le valigie e uscita a fare un giro, nel primo pub in cui sono entrata ho trovato un oste che m'ha offerto tanto di quel wisky che l'ultimo bicchiere l'ho dovuto rifiutare, mi ha insegnato a spillare la birra e mi ha anche regalato una sciarpa col nome del pub (che ora non ricordo). E sotto la pioggia un signore m'è andato a comprare una confezione da un chilo di porridge.
La vacanza in Scozia è stata forse la vacanza più sorprendente che abbia mai fatto. A mio avviso complice anche il fatto che non siamo andati in una città turistica, ma non mi sarei mai aspettata tanto affetto e tanta cordialità nei miei confronti, da persone totalmente sconosciute.

lunedì 30 maggio 2011

Cantine Aperte


Fa caldo, anche se intervallato da brevi e intensi acquazzoni, c'è il sole. Ed io sono contenta. Porca zozza è il primo anno che il preludio all'estate mi mette di buonumore. Ultimamente è un periodo un po' nero, non sto lavorando e ho molto tempo da dedicare a me stessa, se solo io potessi retribuirmi mensilmente starei da dio.

Ieri sono stata a Cantine Aperte, l'evento più importate d'Italia che ha come protagonista il vino.
Un pulmino di 20 persone è partito alle ore 9 dal piazzale di Carrefour diretto verso il versante pescarese, dove distese di vigneti stavano aspettando solo che noi andassimo a studiarli e annusarli. In effetti è stato proprio così perchè oltre ad aver assaggiato un numero non ben definito di vini rossi e bianchi, uno dei gentilissimi proprietari della cantina TorreRaone ci ha raccontato di semi, di innesti, dell'incrocio Manzoni e tante altre belle cose. Per poi farci sedere sulle panche sotto i tigli a mangiare pane e olio e assaggiare dieci -e dico dieci- vini diversi. Il tutto alle 10 di mattina.


Che bellezza, che goduria. C'erano fave, fragole, ciliegie, arrosticini. Un'atmosfera d'altri tempi, da matrimonio in campagna, con tanto di zio scapolone alcolizzato e casinaro. Sarei stata lì tutto il giorno, se solo non ci fossero state altre tre cantine da visitare. In ordine: TorreRaone, Contesa (dove abbiamo mangiato una pasta con fave e pancetta degna di nota), Tenuta del Priore e Zaccagnini.
Zaccagnini è stata l'ultima tappa, per fortuna. Pareva uno chalet sul mare con tanto di palco e gente che canta, ragazzi stesi sul prato e servizio di catering. Diciamo il pranzo di un matrimonio dei nostri tempi. Una bella atmosfera, mica no, solo che non era quello che mi aspettavo da una cantina vinicola.
Siamo tornati alle 20 e 30, stanchi, stanchissimi ma tutti allegri e satolli che ripetevamo "Che bella giornata!". Ci siamo bevuti un amaro con il nostro autista che, poverino, per tutto il tempo ha bevuto solo acqua e siamo andati a casa.
Ieri si, è stata proprio una bella giornata, sicuramente da ricordare e da ripetere. Ma intanto mi inizio a godere questo preludio all'estate, che non me ne voglio perdere neanche un giorno.

domenica 10 aprile 2011

Il cambio di stagione


Ogni anno, ogni cambio di stagione, è per me un momento catartico.
Da quando vivo da sola è diventato anche abbastanza stressante perchè devo portare ogni volta bustoni carichi di panni da una casa all'altra, che poi non ho pochi vestiti, quindi tre piani di scale a piedi carica come neanche babbo natale è abbastanza faticoso. Anche perchè il mio cambio di stagione non dura un giorno bensì almeno un mese. Un mese (), durante il quale indosso sia panni invernali che estivi, anche perchè a L'Aquila fa freddo, ma un freddo cane e spesso l'escursione termica è di circa 20 gradi.
Comunque, ieri toglievo i pantaloni di panno, un paio verde e un paio a scacchi viola, marroni e gialli. Hanno un taglio elegante, con le abbottonature doppie, con i risvolti all'insù, belli, bellissimi, da donna. E mentre li piegavo mi domandavo cosa o chi sarei stata l'anno prossimo, quando in virtù del freddo li avrei tirati fuori da quello scatolone verde. Chissà se avrò ancora le mie paturnie, chissà che lavoro farò, chissà se avrò preso coraggio a un milione di mani per (ri)niziare a (ri)scriere qualcosa, chissà se i progetti progettati saranno andati in porto. Chissà.. Un anno passa svelto, anzi, più o meno sei mesi, ma io so come cambia alla svelta la vita, e mi chiedo tra sei mesi dove e come sarò. Anche perchè, quei pantaloni da donna, variopinti ma pur sempre dal taglio serioso, quest'inverno li ho messi davvero poco, perchè sono da donna, da donne in carriera che si devono vestire bene, e per andare al call center, almeno per me, sembravano perdere valore.
-ora potrei iniziare la disquisizione su me che li indosso, se valgo, non valgo, valgo poco o tanto, ma questo è un altro discorso-
Poi ho preso la salopette nera, di velluto a coste larghe, una salopette da idraulico freddoloso, che ho comprato a un prezzo stracciato nonostante sull'etichetta ci fosse scritto scritto 200€, che ho cercato per anni senza mai trovarla, così perfetta in tutta la sua larghezza e sbragalosità. Ed ho pensato che quella salopette manterrà sempre Sara, la Sara che tutti, tutti forse tranne me, conoscono.

martedì 22 marzo 2011

Ipse Dixit: Ansia



Ho un problema: l'ansia.
Soffro d'ansia dal giorno della mia nascita, da quando vomitavo ogni volta che mia mamma o mio papà varcavano la soglia di casa per andare a lavoro. Quest'ansia, come tutte le energie, con la crescita non è sparita, ma non si è neanche trasformata, è solo diventata cosciente, quasi palpabile e modellabile. La riesco a prendere, a mettere sulla testa, a calpestarla e anche se la riesco a lanciare lontano questa torna indietro, come un boomerang e mi invade di nuovo. Questo periodo è particolarmente ricco di queste situazioni, pare che ogni istante sia propizio per lasciarsi affogare. E io mi immobilizzo, come un asino davanti al fuoco e non esco di casa e non mangio e non parlo, diciamo che mi limito a respirare e dormire. Perchè più dormo più il tempo scorre velocemente. E certe volte spero anche di svegliarmi dopo qualche giorno. Ma che bello sarebbe addormentarmi adesso e risvegliarmi Sabato.
A volte provo a pensare "Sa', e se questo fosse l'ultimo giorno della tua vita? L'hai passato a letto con la pancia vuota e la testa piena di paturnie" ma l'unica cosa che riesco a controbattermi è: amen.

mercoledì 14 aprile 2010

Riflessioni cittadine (1)

Mi sono trasferita.
Vivo sempre a L'Aquila, ma stavolta in città, in quello che adesso si può definire il centro. A piedi posso arrivare ovunque, posso fare la spesa, posso invitare le persone a cena e nel giro di mezz'ora avere a disposizione tutte le leccornie che voglio. Ho un forno tutto mio, i fornelli, un televisore, un orologio a forma di diavolo, i miei due bonsai, o meglio, un bonsai e mezzo, che il ficus sta morendo. Posso andare al cinema senza overlo programmato, girellare per la città senza organizzarmi le tappe. Vivo in città, almeno fino a quando la persona che mi sta sopportando continuerà a sopportarmi.
E' il terzo giorno che sono qui e già mi sono ammalata. Tosse secca, naso smoccolante, dolori alle ossa. La classica febbre invalidante, ma secondo me è per l'emozione. Erano 15 anni che aspettavo questo momento e finalmente è arrivato. La febbre emozionante è il minimo sindacale. Per commemorare questo avvenimento mi sono rifatta il buco al naso e mi piace da morire, sono tornata a rilassarmi come non facevo da tempo, cavetto hdmi e via coi telefilm e gli anime. Sto vedendo un anime, Boogiepop Phantom, che ad ogni puntata mi lascia sempre con qualche dubbio dubbioso e attiva quelle rotelle del cervello che senza stimoli filosofici non si attiverebbero mai.
Perchè si ostinano a vivere se sanno che dovranno morire?
Frase del cazzo mi viene da dire, trita e ritrita, ma il cervello, come ho detto, è partito per la tangenziale.
La prima cosa che mi verrebbe da rispondere è: per soffrire il meno possibile, per affrontare ogni giorno da qui alla morte quanto meno peggio possibile. Ma poi una domanda è sorta spontanea?
E tutta la fatica che facciamo, a che serve? Non si vive bene faticando per vivere bene..
No, non si vive bene per niente, penso però che si debba trovare un compromesso: accontentarsi per vivere dignitosamente con più soddidfazioni possibile senza sacrificare il proprio di bene. Il masochismo non serve, gli aghi nei capezzoli lasciano il segno e prima o poi qualcuno se ne accorge sempre. E quel qualcuno siamo sempre noi.

lunedì 8 marzo 2010

Mi domando come mai i chiodi, quando entrano nel legno, cantino.

venerdì 26 febbraio 2010

Si puòòòòòò faaaaaaaaaaaaaaaareee di più!

Il circolo vizioso è un circolo vizioso, non ci stanno cazzi. E quando ci entro dentro non ci stanno cazzi uguale. Un pensiero distruttivo ne tira due, tre, poi quattro, poi cinque e via, mi rintano nel letto con la paura di cacciare il naso. Come se una lama potesse precipitare dal soffitto e tagliarmi via la punta. Come le cose si mettono poco meglio, arrivano sorrisi e rassicurazioni, caccio prima il naso, poi gli occhi, poi la bocca e il mento. Un piede, una mano e poi esco tutta, lascio le coperte ammucchiate sul letto e mi libero della zavorra depressiva. E' così che faccio ogni volta ed è sempre con la coda tra le gambe che mi rituffo nel rifugio caldo e mmorbido.
Ad oggi, questo momento pare passato.
Ieri pomeriggio avevo una cosa IMPORTANTISSIMA da fare, che mi metteva soggezione e mi insinuava una piccola dose di aspettativa.
Sono andata al primo dibattito, come giornalista.
Non sono proprio una giornalista, un quotidiano online de L'Aquila mi ha adottata e mi vuole allevare. E io mi faccio crescere il più floridamente possibile, scorazzando a destra e a manca con la macchina e andando alle conferenze e ai dibattiti che, per quanto pallosi, mi piacciono tanto.
Mi son messa la gonnellina, gli stivaletti e una maglia col collo a barchetta e mi sono buttata, alle 15 fuori l'auditorium. In macchina insieme a Rob Zombie mi sentivo grande, enorme, con la mia penna gigantesca che avrebbe scritto per filo e per segno tutto quello che avrebbero detto e la mano bionica sempre viva e attiva. Ma invece: sulla poltroncina ero piccola piccola, più piccola del mio metro e mezzo, disperata che non trovavo la cartella stampa nè il programma e bestemmiavo per la mano dolorante. Ero accanto a un giornalista de La Repubblica, il che mi permetteva di darmi un certo tono e spararmi quelle due o tre pose che altrimenti avrei evitato. Tre ore e mezza di dibattito, molto interessante ma anche molto, molto lungo. E' finito alle 18 e 30 ed io sono stata fino alle 20 e 30 a scriveere, prima a mano poi al pc. Alla fine, quando ho inviato l'email con l'articolo e ho spento il pc, mi sono andata a ubriacare.
Ed ero tanto, tanto fiera di me.

lunedì 5 ottobre 2009

Rivoglio il mio cucuzzolo!!


E' cosa risaputa, non mi so vendere. Mi vergogno, divento rossa, inizio a sudare a freddo e a parlare come Super Vicky. Non ci so fare, mi rilasso solo se davanti a me ho uno bravo che mi fa sentire a mio agio. Come agli esami, con la differenza che stavolta non ho la domandina a piacere.

Domani sarò in tivvù, alla trasmissione di Augias Le Storie - Diario d'Italia, su Rai 3 alle 12 e 45. Che lo dico a fare, sono un po' tesa. E' la prima volta che mi capita un'esperienza del genere, sto nervosa e suscettibile, mangio cioccolato e ho bisogno di coccole. Il coniglio mi fa la cacca vicino alle pantofole e anche lui si sente trascurato. E' uscito un trafiletto anche su Il Venerdì di Repubblica che pubblicizza questa puntata, sarà una delle prime della stagione e con me ci sarà l'architetto Giovanni Pietro Nimis, che si è accupato della ricostruzione nei luoghi colpiti da terremoti.
-Ma io volevo campà tranquilla- ho detto alla mia dottoressa mentre le raccontavo la telefonata del contatto stampa, e lei mi hai risposto: -E ci vivrai-, ridendo. Quella risatina mi ha consolato poco. Chissà come andrà, dietro le quinte ci saranno mio padre e Michele, e anche loro sono uno più emozionato dell'altro. Papà mi cerca tutti i giorni su Google e mi telefona dicendo -E' uscita ufficialmente la copertina!! L'ho vista sul sito bla bla bla-, Michele mi guarda e ride, e sospire mentre mi aiuta a cercare la maglietta da mettere domani. Mi da consigli e mi massaggia la nuca. Ah..

Se domani a ora di pranzo qualcuno si dovesse imbattere in me, pretendo pareri e giudizi. Anche spietati, ho le spalle larghe!

P.s. Il libro esce mercoledì!

martedì 28 luglio 2009

Vaffanculo Sonno, Vaffanculo

Certe notti non riesco a prendere sonno allora tutto quello che c'è fuori di me si gonfia. Diventa grande, tanto grande che mi fa paura. E un pensiero tartassa la mente e fa quasi venire da vomitare. Un peso allo stomaco che sale e scende, che attorciglia le budella e fa bruciare gli occhi, tanto che sembra quasi che il sonno stia per venire. E allora chiudo il libro e spengo la luce, mi metto a pancia in giù e aspetto. Aspetto, aspetto. Cambio posizione, aspetto ancora. Ehi, lassù, io aspetto! Morpheo mi ha detto che sta per arrivare, io non mi muovo di qui, sennò se ne va senza di me. E aspetto e vaffanculo, non arriva nessuno.
Quando non dormo che sono arrabbiata è così e l'arrabbiatura diventa più grande di me e mi sovrasta, e mi fomenta, e allora ciao sonno, ciao pensieri belli, e viene solo voglia di prendere a pugni il materasso, sperando sotto sotto che qualcuno, quel qualcuno, mi stia vedendo. Ma dorme. E allora vaffanculo.
Domani, anzi oggi, c'è il concerto di Capossela, in onore della mia città. Spero di non sbadigliare.

sabato 27 giugno 2009

E' un buco. La casa della ruga reloaded. Però poi esco e c'è una chiesetta bianca, con una porta di legno sberciata ed una campana tanto piccola che è come la mia testa. C'è il fiume, che scendo due gradini e mi posso bagnare i piedi, un salice piangente ed un praticello un po' fangoso, che è fresco e bagna il sedere. C'è un piazzale di cemento, con tanti vasi di fuori e le sedie. Di spago intrecciato, arruginite e scolorite. E poi ci sono i gatti, che miagolano dalla finestra della casa della stazione e guardano verso di me. Che pulisco e fumo.