lunedì 8 marzo 2010

Mi domando come mai i chiodi, quando entrano nel legno, cantino.

venerdì 26 febbraio 2010

Si puòòòòòò faaaaaaaaaaaaaaaareee di più!

Il circolo vizioso è un circolo vizioso, non ci stanno cazzi. E quando ci entro dentro non ci stanno cazzi uguale. Un pensiero distruttivo ne tira due, tre, poi quattro, poi cinque e via, mi rintano nel letto con la paura di cacciare il naso. Come se una lama potesse precipitare dal soffitto e tagliarmi via la punta. Come le cose si mettono poco meglio, arrivano sorrisi e rassicurazioni, caccio prima il naso, poi gli occhi, poi la bocca e il mento. Un piede, una mano e poi esco tutta, lascio le coperte ammucchiate sul letto e mi libero della zavorra depressiva. E' così che faccio ogni volta ed è sempre con la coda tra le gambe che mi rituffo nel rifugio caldo e mmorbido.
Ad oggi, questo momento pare passato.
Ieri pomeriggio avevo una cosa IMPORTANTISSIMA da fare, che mi metteva soggezione e mi insinuava una piccola dose di aspettativa.
Sono andata al primo dibattito, come giornalista.
Non sono proprio una giornalista, un quotidiano online de L'Aquila mi ha adottata e mi vuole allevare. E io mi faccio crescere il più floridamente possibile, scorazzando a destra e a manca con la macchina e andando alle conferenze e ai dibattiti che, per quanto pallosi, mi piacciono tanto.
Mi son messa la gonnellina, gli stivaletti e una maglia col collo a barchetta e mi sono buttata, alle 15 fuori l'auditorium. In macchina insieme a Rob Zombie mi sentivo grande, enorme, con la mia penna gigantesca che avrebbe scritto per filo e per segno tutto quello che avrebbero detto e la mano bionica sempre viva e attiva. Ma invece: sulla poltroncina ero piccola piccola, più piccola del mio metro e mezzo, disperata che non trovavo la cartella stampa nè il programma e bestemmiavo per la mano dolorante. Ero accanto a un giornalista de La Repubblica, il che mi permetteva di darmi un certo tono e spararmi quelle due o tre pose che altrimenti avrei evitato. Tre ore e mezza di dibattito, molto interessante ma anche molto, molto lungo. E' finito alle 18 e 30 ed io sono stata fino alle 20 e 30 a scriveere, prima a mano poi al pc. Alla fine, quando ho inviato l'email con l'articolo e ho spento il pc, mi sono andata a ubriacare.
Ed ero tanto, tanto fiera di me.

lunedì 22 febbraio 2010

Devo riniziare a scrivere.
Devo riniziare a scrivere sennò esplodo.
Sono esplosa già tantissime volte, e con le mie schegge ho ferito le persone che mi vogliono bene. Non so fare altro.
Devo riniziare a scrivere per vomitare, cacciare tutto quello che ho dentro, perchè come si dice, è meglio fuori che dentro. Voglio riniziare a recensire libri, raccontare la mia vita a piccoli passi, così da non rimanere col culo per terra a chiedere aiuto, con il terrore di rimanere sola.

giovedì 5 novembre 2009

La Tivvù!


Ci sono molte novità, tutte brutte e una bella.
Vi dirò quella bella.
Stanotte dalle 12 all'1 sintonizzatevi su Rai 3, ne sentirete delle belle.
Domani mattina alle 12 e 30, sintonizzatevi su La7, vedrete la mia facciona.
Domani a ora di pranzo, sintonizzatevi su Sky Tg24, ne sentirete delle belle e vedrete la mia facciona.
Non ho voglia di parlare, magari tra qualche dì.. Ho lo stomaco chiuso e la bocca cucita, orbene, passo e chiudo.

mercoledì 28 ottobre 2009

Lucca Comics, Return



Questo fine settimana sarò a Lucca, parto Venerdì mattina presto, che se non è presto caccio la mazza da baseball dal portabagagli e mi diverto col resto della marmaglia, se tutto va bene dopo pranzo dovrei essere attiva gironzolando tra gli stand. Per la prima volta vado con TANTA gente, il che mi piace tantissimo.
Avrò meno tempo per spulciarmi i fumetti, non potrò rimanere imbambolata a riposare il cervello fissando il vuoto, non potrò fare la stacanovata tipica di Lucca Comics. Che anche questo mi piace tantissimo.
Mangerò meglio del solito, evitando panini e tranci di pizza, avrò più tempo per rilassarmi, visto che eccetto me, il resto del gruppo non ha voglia di correre per prendere il primo treno della giornata nè di svenire spasimando tra i cosplayers per starmi dietro. Penso che a questa Lucca sarò un po' più grande, più lenta e meticolosa. Il che mi piace tantissimo.
Vedrò la fiera da un punto di vista diverso, ridendo e scherzando, senza la bombola ad ossigeno.
Intanto carico nella sacca le calze da apetta!

P.S. Lù, è la prima vacanza che facciamo insieme!

venerdì 23 ottobre 2009

Nudo&Crudo

Ieri sono stata radio, o meglio, al telefono con la radio. La trasmissione di chiama Nudo&Crudo e viene trasmessa su Radio1 Rai alle 13 e 30.

Ieri mattina sono partita presto perchè avevo un appuntamento improrogabile con una ditta di pompe e a ora di pranzo ero lì, nel panico perchè non sapevo come farmi contattare. I cellulari non prendevano, neanche fosse stato un bunker. Ma non sapevo che la radio tutto può, così ho chiesto al capo se poteva darmi il suo numero diretto della sala convegni, ho chiamato l'autrice del programma e le ho detto di chiamarmi a quel fisso.

Mi sono rinchiusa lì a fare una chiacchierata con l'etere, mentre gli amici scrivevano cartelli e li passavano sulle porte a vetri per farmi lanciare al mondo anche il loro messaggio. Non ci sono riusciti. Mi sono appolaiata sulla poltrona, gambe incrociate e cornetta in mano come fosse una borsa dell'acqua calda. Accanto a me c'era il capo che doveva lavorare, con un sorrisetto furbo è rimasto per tutto il tempo, anche se a un certo punto ho pensato che fosse talmente immerso nello schermo del pc, da stare per entrarvi davvero. E' stata un'esperienza molto bella, mi sono divertita. Non so parlare veloce, solo se tratto cose che so benissimo o che ho preparato precedentemente. Le domande che mi avrebbe fatto Giulia Fossà ovviamente non le sapevo, e la mia voce in diretta era tutto purchè veloce e sincopata. A una domanda, però, non riesco a dare una risposta: ma le speaker radiofoniche, parlano così anche nella vita reale? Io tenderei a dire di si, perchè..

Comunque, ecco il podcast della puntata.

mercoledì 21 ottobre 2009

La Malattia

Sono stata in giro per la città, da sola, tra i vicoli della periferia, dove tutto è distrutto ma nessuno ha messo le transenne. Sono le strade che attraversavo quotidianamente, fino a sei mesi fa. Attraverso le quali andavo all'ufficio di mio padre, al mercato all'aperto o al negozietto dell'usato. Sono strade strette e ripide, ma delle ottime scorciatoie per i frettolosi. Io me le son sempre fatte a piedi così da sentire i rumori, gli odori, osservare i colori, perchè che motivo c'è di fare una stradina bella se non c'è nessuno che la veda? Io ero nessuno, anche l'altro giorno sono stata nessuno. O forse l'unica. A sentire il silenzio dell'abbandono, a sentire le finestre libere di sbattere e cigolare al vento, a osservare i panni rimasti stesi ad asciugare sei mesi e mezzo fa, sbiaditi dal sole e ammuffiti dalla pioggia, che nessuno ha avuto la cura di ritirare, a vedere le case sane, in piedi, in tutto il loro splendore, completamente abbandonate, che hanno perso il loro motivo di vivere. Che darei per occuparne una, tutta mia, in mezzo al nulla, dove neanche gli uccelli vanno più a posarsi, come se una mano invisibile li scacciasse via. E mentre gironzolavo tra queste strade, da sola, col pensiero ben piantato nel qui e nell'adesso, non potevo non immaginare la puzza dello scarico che mi tediava tanto e che adesso mi manca. I cespugli sono diventati altissimi, le erbacce incolte. Ci sono anche due orti lasciati a morire con la gramigna che non guarda in faccia a nessuno.
Lo spirito della mia città è come se non esistesse più, morto tra le macerie e dimenticato da tutti. Ora c'è uno spirito nuovo, bambino, che ancora non si conosce e non conosciamo che attira la gente, che gli fa pucci pucci.